Voglio decidere di me

Nessuno sa bene della propria morte, se non quando si avvicina. Per questo, è giusto pensarci quando si è ancora ben vivi. Di certo so che non vorrò morire dopo aver trascorso anni e anni già morta, consumandomi in un letto, divorata dal decubito, con un sondino infilato nel naso o una pompa che manda giù alimento, direttamente nello stomaco. Non vorrò morire, essendo incapace di implorare pietà a chi per amore, o solo per dovere, sarà costretto a girare il capo per lenire la sua sofferenza, non avendo contezza di quale sia la mia. Vorrei morire in piedi, se possibile, o anche distesa ma sorridendo per l’ultima volta a chi mi ha amato, a chi mi è caro come se potessi portare con me la memoria di quell’ultimo respiro.

Quello che mai avrei voluto è invece sapere che razza di gente, oggi, discute della mia libertà di scegliere come smettere di soffrire; e anche sulla libertà di esentare i miei familiari dalla mia inutile sofferenza.

Nella più totale e ridicola ipocrisia, in nome del loro Dio, vorrebbero obbligare chiunque alla vita, fingendo di ignorare che molta di questa ce la hanno tolta. Per decenni hanno fatto affari con le mafie, intossicandoci e minando la nostra salute, hanno razziato le casse della sanità, togliendoci di fatto il diritto all’assistenza sanitaria, ci hanno ammalato e ci ammazzano impedendo ai più di poter accedere alle cure, ma vorrebbero impedirci di scegliere di smettere di soffrire inutilmente.

Quello che so è che non sarà uno stato di questi ad impedirmi di conservare la dignità, di andarmene con decenza, ancora capace di ringraziare chi mi assisterà, chi dovrà tenermi la mano, chi mi spingerà a lasciarmi andare.

Uno stato così, palesemente immorale, corrotto, truffaldino e a tratti criminale, non ha e non avrà mai il diritto di stabilire regoli morali per me.

Rita Pani (APOLIDE)

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