Vincerà il no

Vincerà il no.

E non cambierà assolutamente nulla. Non nel senso che la Costituzione resterà la stessa, ma nel senso che tutto resterà uguale alla storia recente. Il presidente del consiglio non rassegnerà le sue dimissioni, il governo di destrsinistr resterà al suo posto per finire l’opera di distruzione delle masse di questo paese finito.

A noi resterà il gusto quasi proibito d’aver detto la nostra con un referendum, l’illusione di avere ancora il diritto più importante, ossia quello di partecipare alla vita della democrazia. Ci resterà persino quel pensiero sdolcinato che conserviamo chiamandola “memoria”. L’affetto indiscusso e grato verso la Resistenza. L’idea di essere Partigiani anche noi.

Vincerà il no, perché fortunatamente ci siamo ancora noi, residuati politici ancora viziati dagli ideali e dagli idealismi, anche se, in vero, sempre meno presenti e sempre più coscienti di servire a poco o nulla in questa società bacata.

Vincerà il no? In effetti non saprei, mi piace pensarlo; anche se più si avvicina il momento sempre più vedo svanire l’intento di preservare la nostra Costituzione. Come tutte le cose non è più importante andare a votare per … l’importante, ci dicono, è votare ancora contro. Contro il fascismo (che però voterà no per mantenere la Costituzione antifascista), contro i nuovi apolitici (che voteranno no), contro berlusconi che anziché stare rinchiuso nel suo ospizio dorato, ancora parla e invita a votare no.

Così leggo che chi fino a ieri era deciso ad esprimersi, non lo farà: “se salvini vota no, io non voto.” (cit.)

Ed è esattamente così che ci stanno un’altra volta fregando, trasformando un referendum nell’ennesima sfida tra questo e quello, agitando le tifoserie come se fosse l’ennesima partita di pallone, o la finale di un reality show dove più che elettori o cittadini si diventa fan.

Perché a ricordarci di tutelare la Costituzione siamo ancora solo noi, quelli viziati di antifascismo e democrazia, quelli che son scesi in piazza quando ancora ritrovarsi aveva senso, quelli che hanno a mente il significato della Carta, quelli che non dimenticando mai la storia riescono a prevedere quella futura, che fa paura o che almeno dovrebbe farla.

Vincerà il no, ma sarà come se avesse vinto il sì, perché tanto ormai la Costituzione resta una sorta di feticcio al quale proprio non vogliamo – e non possiamo – rinunciare.

Rita Pani (APOLIDE)