Un bambino

È Natale. Ieri ho visto Gesù Bambino. Poteva avere tre anni, e insieme a mamma e papà, rovistava tra i cumuli della spazzatura, poco distanti da casa mia. Tornavo a casa dopo aver fatto un giro con mio marito, per quelle minutaglie che a casa sono assolutamente necessarie, tipo i panni umidi profumati alla mela, per spolverare – come farne a meno? –  e due oggettini natalizi orribili – 50 centesimi l’uno per lo sguardo complice di mio marito, felice che io faccia almeno finta di esser felice. Che arriva Natale.

Chino e proteso verso un sacco ancora chiuso, reggeva in mano una sorta di stella verde, che doveva aver rallegrato per molto tempo, molti Natali di famiglie festanti. Sorrideva guardando la madre, che in piedi poco distante, ricambiava il sorriso d’approvazione.

Un sorriso vero che non pativa il freddo della sera. Un sorriso grande, che sembrava non sentire l’odore nauseabondo della spazzatura. Che gli illuminava il viso, accarezzato dai capelli che devono attendere le piogge o l’estate per essere lavati.

Era come se per quel bimbo, che col suo sorriso mi ha preso a schiaffi spezzandomi il cuore, fosse davvero Natale.

Perché sono innocenti, i bambini, o solo perché non sanno quanto perfida possa essere la vita, man mano che pazientemente se ne va, lasciando a noi che un poco ne abbiamo percorso, il dolore della vita che si compie, e giunge al termine accanto a noi?

Perché loro ancora non sanno cosa sia il disincanto? O solo perché festa, per loro, è trovare qualcosa di buono tra le cose che noi buttiamo via, rotte o che non ci servono più.

Ho freddo anche ora, nella mia casa che profuma di mela, col gatto dal pelo lucido disteso accanto, con i piedi dentro le ciabatte. E so che avrei freddo anche se fosse estate. E so che non sarà Natale, anche se dovessi continuare per giorni, a far felice mio marito con la mia forzata serenità.

Perché della vita so quel tanto che basta a doverci fare i conti, perché le illusioni le ho perse, perché so che anche io, quando ero bambina aspettavo Natale, per tutte quelle cose che solo a Natale si potevano fare, o avere.

Perché le luci intermittenti non sono allegre, quando sembrano singhiozzare al ritmo dei tuoi pensieri, accompagnandoli lontano, così lontano dove ormai non si può più arrivare, nemmeno per dire “Auguri Papà.”

Non è Natale, se non lo sai. Non è infelice un bambino che non conosce la felicità.

 

Rita Pani (BREVISSIMI)

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