Toh! Guarda! Son tornati i fascisti

Mi lascia attonita quest’aria di “neo verginità” sbalordita che grida al fascismo …però.

Mi lascia vecchia sapere che se partissi dall’inizio della storia, dovrei cominciare da “L’editto della canottiera” e mi fa paura immaginare le bocche spalancate e le espressioni rincitrullite di chi si domanderebbe: “Eh? Cosa? Che? …”

In sostanza, e per farla breve, i cretini del governo non sono altro che i figli di quella canottiera, che ci piaccia oppure no.

Un’insegnante che insegna è stata sospesa perché ha insegnato ai ragazzi a pensare, e oggi leggo la preoccupazione di chi riesce a guardare oltre il gesto di acuto zelo, che si inchina al cretinismo di governo.

I poliziotti maltrattano una ragazza lesbica, la ammanettano, la gettano a terra, le posano un anfibio su un fianco e la portano in questura, rea di schiamazzi (litigava con la sua ragazza). La Digos scheda chi manifesta contro un cretino che s’erge a padrone dello stato, scavalcando la democrazia, ignorando le regole dello Stato di diritto, ridicolizzando le istituzioni. È fascismo, lo sappiamo…però.

Atti di guerriglia fascista sedati dalla polizia a Roma, prima di una partita di pallone passano quasi inosservati, mentre il problema discusso sui giornali è il rigore (dato o non dato, perdonate la mia ignoranza) che ha fatto sì che la città di Bergamo perdesse la Coppa Italia (mi pare).

Ma l’editto della canottiera, che pure sta scritto nella storia, non se lo ricorda nessuno, e quindi anziché perdere tempo a riunire i fili della storia, si preferisce lo sbalordimento che rende tutti vergini e puliti.

A quei tempi blateravo spesso di politica, cercando di spiegare quanto essa fosse cosa seria, quanto dovesse essere doveroso occuparsene perché quel giorno di ieri gettava le fondamenta della costruzione dell’oggi, immaginando – senza sbagliarmi – che sarebbe stata una delle pochissime opere pubbliche costruite in Italia che non sarebbe crollata, e che anzi sarebbe stata rinforzata con getti potenti di cemento fascistizzante. Ma la mia voce, come tante altre, non sono state che flebili scorregge portate via dal vento.

La canottiera faceva ridere, come il “celodurismo”, come il maiale che andava a cercare di dare fuoco ai sedili del treno dove dormivano i “baluba”, mentre l’altro reuccio prometteva ricchezze e figa a tutti, e si insegnava alle nuove generazioni che il futuro sarebbe stato dei furbi e dei parassiti, che con la mafia bisognava convivere, che era giusto non pagare le tasse, che il sindacato non aveva senso d’esistere perché i lavoratori non avrebbero più dovuto scioperare. Il fascismo induriva il suo cemento mentre noi stavamo a guardare, restavamo in attesa, e soprattutto restavamo orfani di madre e di padre, senza più casa, senza un progetto per un futuro comune.

Oggi mi chiedevo: “Dove siamo?” Siamo così tanti, a contarci sui social! Siamo tantissimi, siamo così tanti a ribellarci virtualmente che pure il cretino ha cambiato registro, oggi il nemico da abbattere è tornato ad essere “lo zingaro”, perché “i neri” – detti anche “quelli che muoiono in mare”, suscitano un poco di pietà. E la cosa grave è che non lo dico io, ma le statistiche, ovvero quello studio che serve ai fascisti per prendere meglio la mira per colpire al cervello dell’elettore mediamente cretino.

Mi sto dilungando, e non è bene. Un testo troppo lungo – dicono sempre gli studi del settore – non viene letto, il cervello lo rifiuta, si stanca.

Dove siamo? Mi chiedevo. Sui social ad “ashthaggare” vergini, duri e puri.

Se fossimo rimasti davvero umani e antifascisti, invece, ieri ci sarebbe stato uno sciopero generale della scuola di ogni ordine e grado. La solidarietà verso Rosa Maria Dell’Aria sarebbe stata vera, reale, dura e forte. Insieme alla scuola ogni antifascista avrebbe dovuto reagire con uno sciopero generale.

Mi son dovuta fermare un momento, ho respirato e riso forte … ma che cazzo ho scritto? Sciopero generale? Scusate … è stato un rigurgito d’anzianità. Peccato. Non ho né camino né nipoti, ma anche se li avessi non cambierebbe nulla, tanto starebbero su un divano col cellulare in mano, a farsi inebetire ancora.

Rita Pani (APOLIDE) mi scuso per la lunghezza e l’insulsaggine del post postcomunista