Speriamo nel 14?

Il premier: «Il prossimo anno in Italia tornerà la crescita e la disoccupazione smetterà di crescere» (Enrico Letta, aspirante statista)

Smetterà di crescere è geniale Enrichetto! Perché non dici che ci sarà un’inversione di tendenza, e nemmeno che migliorerà la situazione. Semplicemente prometti senza promettere nulla, e di questa miglioria, ti do atto. Ci prendi per il culo in maniera assai più elegante e raffinata del vecchio e rozzo tuo predecessore.

Oh sì, il 2014 sarà l’anno favoloso, dici, in cui l’Italia tornerà leader. E mi dispiace spezzarti l’entusiasmo. Al ’14 manca poco più di un mese. Ci accingiamo al Natale. E oggi, per caso, sono stata in un centro commerciale, uno di quelli nati come funghi, un po’ per riciclare danaro delle mafie, qua al sud. Un po’ per volere del tuo – sempre quello – vecchio predecessore palazzinaro. Difficile intuire la ripresa in quei corridoi vuoti, con la musica natalizia che sembra rimbombare nel nulla, quando l’occhio si posa dentro quei negozietti vuoti, con le commesse sedute in attesa, che manco le puttane nei vicoli delle città di porto, avevano quell’aria desolata.

Forse ti inventerai un altro piano straordinario per dar lavoro ai “giovani” – che noi a 50 anni possiamo pure crepare – uno di quelli di sgravi fiscali e incentivi; perché il primo non ha funzionato. O meglio, ha funzionato come tutte le cose italiane. Così capita che un giovane che lavorava in una società di vigilanza parcheggi, a nero e quattro soldi, un giorno viene chiamato dal datore di lavoro per firmare il contratto a tempo indeterminato. Il giovane firma esultante, e dopo un mese quando arriva lo stipendio si accorge che la fame non è cambiata. I pochi euro son rimasti sempre uguali, e il contratto era fittizio.

Oppure capita che un ragazzo torni a casa esultante: “Mamma mi sposo!” ha firmato un contratto e da 550 euro al mese, ne andrà a prendere quasi 1.000 Anche per lui, Enrichetto caro, l’illusione dura poco più di un mese. Il tempo necessario per comprendere che il contratto che gli aveva regalato la speranza di una vita, era un falso. L’ennesimo scippo alle esistenze comuni. Un po’ come i miei contratti editoriali, o come ogni contratto che firmi in Italia, che ha il valore dell’ultimo strappo di carta igienica. Quello che ti lascia sorpreso e preoccupato: ti basterà o …

E potrei andare avanti ancora, con questi esempi devastanti. Potrei parlarti ancora dei ricatti ai quali non possiamo ribellarci – ne va della sopravvivenza – ma tanto non servirebbe a nulla, perché le nostre voci valgono poco, se non nulla, in questo paese destabilizzato. Nel 2014, Enrichetto, non succederà nulla di più di quello che già accade, se non che forse la povertà anziché intuirla la sentiremo di più sulla nostra pelle. Sui servizi che via, via spariranno, sui treni sempre più vecchi che si fermeranno, sugli aerei che cadranno, nelle alluvioni che ci sommergeranno, con le rapine che subiremo o che i nostri figli faranno.

Io son curiosa e attendo di vederlo questo 2014 meraviglioso. Son curiosa di vedere quanto ti conserveranno là, per quanto sarai utile, e soprattutto son curiosa di vedere in quale modo ti getteranno via quando non servirai più.

Sarei curiosa anche di studiare il momento in cui il popolo comprenderà che l’unica via d’uscita è una guerra di liberazione, ma temo che questo non lo potrò mai fare. Non vivrò abbastanza a lungo per sapere. Almeno per questo bisogna dar atto al tuo vecchio e debosciato predecessore, di esser stato capace di uccidere la mente e la dignità di almeno tre generazioni di italioti che nel ’14, al massimo, sapranno restare seduti a sperare in un altro uomo della provvidenza che li faccia arrivare vivi al ’15.

Rita Pani (APOLIDE)

 

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