Ridiamo per legittima difesa

Ho discusso ieri con un esponente PD, che in merito alla preoccupante sparata della signora Prestipino, sulle mamme che vanno aiutate per conservare la razza italiana, aveva postato una reprimenda “farlocca”, dal tono paternalistico, che suonava pressappoco così: “Ciccina cara, insomma, ma che ti è scappato di dire? Ah beata gioventù tieni cinque euro e va a comprarti il gelato! Te lo meriti e anzi grazie! Grazie di cuore per le tue scuse.”

In realtà non posso dire d’aver discusso; ho espresso sinteticamente il mio pensiero lasciando a lui la vittoria per abbandono. Che io con i cretini non ci perdo più tempo.

Noi ridiamo; facciamo satira e ridiamo. Ma ridiamo per legittima difesa.

Quando il riso finisce resta il dovere di tornare seri, e spiegare con quel poco di voce che ci è rimasta che il fascismo non è più latente. È tornato nella sua forma peggiore con l’arroganza di un potere inetto e ignorante che non rispetta più nessuno, nemmeno il buon senso. È potuto tornare a fiorire in questo terreno fertilizzato da vent’anni di letame.

Hanno insegnato al popolo distratto che bastava fa seguire alla dichiarazione fascista o imbecille un atto di contrizione: “sono stato frainteso”, o “non volevo dire quel che ho detto”, “i giornali riportano solo quello che vogliono”, così che si guardasse sempre il dito e mai la luna; e intanto le Istituzioni si affossavano svilite e private della loro autorevolezza, costringevano noi ad allontanarci, sempre più poveri e soli.

Quando un rappresentante dello stato e delle istituzioni ha il coraggio arrogante di dichiarare il suo nazismo con assurda spavalderia, dovrebbe essere costretto alle dimissioni dai vertici del partito a cui appartiene. Dovrebbero essere le istituzioni a correggere loro stesse, a recuperare credibilità, a chiedere scusa alla popolazione che rappresentano. Ma è utopia, lo capisco da me.

A noi forse è meglio che resti la voglia di ridere, di allargare le braccia, di farsele cadere perché non c’è il tanto nemmeno per combattere seriamente. Perché ormai è inutile ricordare che è esistito solo un modo per combattere e vincere il fascismo, e chi se lo ricorda perché l’ha vissuto o solo studiato seriamente quando i libri di storia avevano ancora un’utilità, è troppo vecchio o male in arnese.

Possiamo esigere, anche ridendo in faccia a questi ignoranti rimbecilliti dal potere, che stiano zitti o che tornino ad una parvenza di serietà. Perché un conto è l’imbecille che scrive sui Social Network o chiacchiera a vanvera al tavolino di un bar, un altro è quando a palesare la sua stupidità è un rappresentante delle istituzioni. Ma anche questo è difficile da spiegare ormai, quando i “supporters” di questo o quel babbeo, anziché porsi una domanda e darsi una risposta, ti apostrofa con “stai sempre a far le pulci per un errore di italiano, o per un lapsus”.

Eh no, non è così riduttivo! Se a voi sta bene Napoleone ad Aushwitz , le mamme fattrici dell’italica razza, l’alternanza scuola lavoro, l’abrogazione del reato di apologia di fascismo perché liberticida (sic!) e tutte le altre porcherie dette o approvate negli ultimi anni (tengo fuori il sessismo e il razzismo per non ammorbare nessuno) preparatevi al futuro, perché sarà qualcosa che surclasserà il peggio che stiamo vivendo. E già oggi trovo assai più autorevole il mio fruttivendolo di questa manica di imbecilli fatti fascisti solo dalla loro miserabile sete di potere. La politica è altro. La politica dovrebbe essere a nostro servizio, e non il contrario.

Rita Pani (APOLIDE)