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Dicono di Vite di vetro |
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Cara Rita ,
il tuo libro è bello da togliere il fiato. Non avevo fretta di finirlo perchè avevo intuito la fine di Vittoria. I tuoi personaggi sono delicati come le foglie d' autunno , bellissimi e fragili ... che se li prendi in mano si sbriciolano perchè sono già la polvere della morte. Predestinati. Mi sono innamorato di Vittoria e del suo bimbo. Ognuno di noi è un po' Vittoria. Dopo aver letto il libro mi ha preso la frenesia di telefonare al mio bimbo che vive in Australia e dirgli che anche se è lontano è tutto quello più importante che ho. Un libro di morte e amore che fa venire voglia di vivere. Che il respiro ha un valore immenso. Mi piacerebbe che la gioia arrivasse a tutti in un respiro, ma sono giorni grigi. Giorni di macerie dove pochi hanno voglia di resistere. Vittoria non aveva più respiro e volontà di resistere. Margherita però deve prendere il respiro di Vittoria e continuare a lottare. Però che bello sarebbe stato se le pillole Margherita le avesse messe nel caffè di Saverio e Vittoria avesse tirato il collo di Giordano...oppure che Rucola in realtà fosse stata una tigre siberiana... Nella speranza che vincano finalmente i sorrisi di chi si sente senza forze ora e sempre resistenza Ruggero
"Vite di Vetro" è il racconto di una quotidianità che si svolge con naturalezza, in sordina e si ripete nei gesti e nei silenzi
e resta ,VitaMorte, in un movimento senza fine.
Sdrammatizzare il dramma. Non dover sempre chiedersi "il Perchè".
Ouroboros, questa è l'immagine che affiora per un
racconto che già di per sè ha questa qualità di una sintesi particolare,
manca di fronzoli, è nitido come lo sguardo che attraversa il vetro e
osserva il mondo esterno lasciando le emozioni custodite nella stanza
intima.
Il movimento è continuo, i personaggi si incontrano e
si toccano, spesso con delicatezza, a volte con violenza, si sfiorano e per
qualche magnifico momento si amalgamano per restare inevitabilmente soli,
perchè nel profondo soli si è.
L'amicizia e la vera condivisione sono punti forti ,
come pilastri , come àncore che possono regalarci una pausa, in ogni caso
breve, comunque ciclica, nel viaggio solitario, nella vita delle due
protagoniste principali.
Margherita aveva deciso di riposarsi per sempre e
invece si ritrova a riaprire il suo cuore in un grande abbraccio fatto di
presenza e comprensione e sorellanza, poi, quando la sua fragilità è al
culmine ecco che la sua forza torna a manifestarsi con un altro colpo di
reni a sostenere la sua amica, Vittoria.
Già, "vittoria" è anche potersi permettere di
andarsene, "vittoria" è permettersi di sentire ancora.
Margherita si ri-trova ad esser accolta a sua volta,
come donna, amata da Mauro che, se vorrà, potrà sperimentare un modo nuovo
di stare in relazione, uscendo dallo schema precostituito e confortevole,
lei questa possibilità gliela offre, perchè non esiste un sempre, esiste
il flusso continuo di emozioni e azioni di incontri e mancanze e di continue
scelte. Avrà bisogno di coraggio se vorrà restare al suo fianco perchè lei è
una donna che sta cercando di ripulire la sua esistenza dai compromessi e i
formalismi.
Nella sua prosa Rita utilizza le parole per affettare i
pensieri e disporli in ordine , in una composizione essenziale di fatti che
si susseguono a costruire un puzzle che non ha un'immagine finita, non può
averla, così come è la vita.
C'è uno spazio particolare tra una descrizione e un
dialogo, tra un evento e una riflessione , che a prima vista può sembrare
vuoto , un non detto che a volte sconcerta, ma proprio in questa
situazione, in questo vuoto, si ha la possibilità di percepire il sapore
denso dei sentimenti, invisibili.
Rita lo permette e lascia la libertà al lettore di
decidere se immergersi ulteriormente
oppure godere della scrittura, fluida, ironica
, puntuale, rimanendo un passo in là.
La Vita e la Morte, Ouroboros, nella pura concezione
della natura, che in se stessa si genera e si distrugge, o meglio, non si
genera né si distrugge (e neanche si conserva); semplicemente cambia.
Grazie Rita per questo piccolo gioiello che hai inciso
col fuoco dell'intelligenza.
Bhakti Guarino
"Vite di vetro" di Rita Pani racconta un microcosmo di sentimenti, un piccolo mondo il cui significato più originale e coinvolgente nasce dall’essere costruito su delle coppie oppositive. E non solo per quanto concerne i personaggi, ma proprio per le emozioni di fondo che oscillano tra chiusura e apertura, slancio e autocontrollo, esplosione e raccoglimento…. L’ideologia politica e sociale, così importante per l’autrice, resta sottesa, ma guida le scelte di Margherita, il personaggio principale. Il susseguirsi delle stagioni è scandito dalla presenza del mare estivo, delle vacanze invernali, dei primi tepori primaverili ; e intanto il racconto della vita dei personaggi scorre veloce, senza zavorra di immaginazione sovrabbondante o digressioni o divagazioni pseudointellettuali, su un piano che definire minore non è giusto ma che appare essenzialmente cronachistico e dove, comunque, il rilievo delle situazioni psicologiche, le cose, i fatti, i gesti minuti della quotidianità contano molto di più del gioco dell’elaborazione letteraria. E' sull’onda delle stagioni, nel loro svanire e ripresentarsi, che si snoda una storia densa , anzi, più che snodarsi si fa strada con una specie di impazienza. Viene da chiedersi : cosa spinge Rita a scrivere così? Per liberarsi da fantasmi di ieri se non da quelli di oggi, per restare sola con la mente sgombra o al contrario per fuggire la solitudine, per dare notizie di sè , per amore...? Un’ansia di dire è già nella prima pagina e chi legge non può fermarsi e tanto meno fare come l’ascoltatore distratto che segue una storia per cortesia. Praticamente si viene travolti: un dramma si svolge davanti ai nostri occhi… e l’ultimo atto ci chiama a interrogarci. L’autrice sembra mimetizzarsi nel personaggio di Margherita e affidare la forza del suo sentire e il disincanto, la sua chiusa pena e i suoi slanci semplicemente alla parola. Perché anche per Rita Pani, sì, raccontare è resistere.
Enza Simone
Vite di vetro. Già, appunto. La vita come il vetro, capace di mostrarti mille riflessi così come nascondersi nella sua trasparenza e venirti incontro con tutto il suo fragore. Un bel libro cara Rita! Bei personaggi, a volte tragicomici a volte più normali a volte più surreali ma tutti stanno la a rappresentare le mille sfaccettature della vita. Oppure la cosa è più semplice: sono la a rappresentare il vetro, capace di riflettere ciò che vuol riflettere e farti vedere ciò che vogliamo vedere. A parer mio è un libro triste ma sincero. Triste perchè si può prendere atto che la vita è fragile quanto il vetro ma sincero perchè in fondo le vite son di vetro! o no? Stefano
Il vetro, come tutti sanno, è una
sostanza dura, ma assai fragile e trasparente, a volte colorata... Logico attendersi la "debita
ricompensa", che infatti vi sarà e non deluderà il lettore, in termini di
sopraffazione, sofferenza, morte. Si assiste alla contrapposizione tra due mondi quasi incomunicanti, l'uno fatalmente "oppresso" dall'altro, in quanto scontro tra un egocentrismo quasi auto-sufficiente, ed un istinto di vita assai più pieno ed equilibrato, che si interessa e si spende per l'altro. In definitiva, benché l'opera prima, "Luce", sia fortemente caratterizzata dalla passione socio/politica, è in questa opera seconda, "Vite di vetro", che scopriamo chiaramente le origini profonde di questa passione, che sono sostanzialmente etiche e psicologiche. Con la sua scrittura concreta, ma lieve ed a volte "immaginosa", Rita sa creare un'ulteriore testimonianza dell'ancora non colmata succubità del mondo femminile a quello maschile, che contribuisce non poco a rendere questo mondo assai peggiore di quel che, invece, potrebbe essere. Nicola Fusco
Il vetro, come la vita.
Imbattersi nella sua letteratura,
Rita, è stato come un ritorno alla giovinezza e a quelle letture che rubavano
il tempo al sonno. Giovanni Antonio Serpi
Che strada prende una goccia che scende lungo un vetro rugoso, scabro come la vita? Impossibile prevederlo, non c’è saggezza o fantasia che la contenga. C'è la goccia che si butta nei solchi con entusiasmo, con un’ adesione alla materia che scintilla, ma poi finisce per perdersi. E c’è quella che non riesce a penetrare il segreto delle rotte, che è sempre estranea al senso dello scendere e che pure alla fine resiste e si trasforma in lacrima. È un’immagine che potrebbe riassumere il senso di “Vite di vetro”, il secondo romanzo di Rita Pani che ribadisce le qualità di racconto della scrittrice, anzi le esalta e le matura. La storia comincia con il lucido, pervicace tentativo di togliersi la vita di Margherita e termina con il suicidio riuscito dell' amica Vittoria, due traiettorie lontane all’inizio che si avvicinano, s’intersecano e poi tornano distanti, fatalmente distanti. Questo rende la narrazione a suo modo avvincente attraverso le storie familiari, gli amori, l'esperienza di una maternità drammatica e quella altrettanto drammatica di non maternità . Un vortice di piccole vicende, un maelstrom quotidiano che dona alla trama un senso dinamico che spinge alla lettura della pagina successiva e poi di un’altra e di un’altra ancora, sino alla fine. Ma le due donne in realtà sembrano esistere su piani emotivi ed esistenziali differenti: Margherita con la coscienza della sua invincibile estraneità al mondo, vive come attraverso un vetro appannato la dissoluzione del proprio matrimonio e in qualche modo anche la nascita di una nuova storia che le farà vivere meglio la propria situazione senza per questo riscattarla. Vittoria invece aderisce spontaneamente a una certa idea della possibile felicità che viene però man mano demolita da un marito interessato solo a mediocri storie di sesso e che la rifiuta insieme al figlio quando deve arrendersi all'evidenza che il piccolo è autistico. Non resiste alla delusione di vivere. E la fa finita. Lo stile di Rita Pani è quello minimalistico, mai retorico eppure coinvolgente, che era il punto di forza di “Luce”, il primo romanzo. Ma questa volta è riproposto in maniera più evoluta, più forte, più espressiva. Così le vicende delle due amiche possono essere raccontate nei dettagli del quotidiano senza che la tensione venga meno, anzi aumentandola con il loro progredire graduale, incessante verso l'epilogo. E' come osservare l'evoluzione darwiniana all’opera: gli eventi decisivi vengono preparati attraverso piccoli cambiamenti che si sommano e che costruiscono una storia. Una progressione lenta, quasi svagata, ma intensamente drammatica che somiglia al susseguirsi di pillole nel tentativo di suicidio di Margherita: è l'insieme che è mortale, non il singolo mandar giù. L'accumulazione dei gesti, delle delusioni, delle impossibilità produrrà due destini diversi. E tuttavia un solo pianto. Alberto Capece Minutolo
Una...due....tre.....diciotto....trentanove...cento.... |
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