Dicono di Luce



 

Un'azienda che inquina mortalmente e che seppellisce di nascosto tonnellate di rifiuti tossici, un collettivo ambientalista che tenta di provare il misfatto, una sinistra politica e sindacale che vuole "mediare" per il bene di tutti ma è intrisa di una consapevole mentalità  compromissoria. Ecco gli elementi del romanzo che si intrecciano e prendono vita attorno a Luce, una donna tosta e dolcissima a capo del "commando" ecologista, una che sa resistere alle pressioni dell'azienda inquinatrice e soprattutto alle adulazioni dei "compagni" che vorrebbero sfruttare la sua fede. Ci sono tutti gli elementi per aspettarsi un romanzo politico, una storia a tesi, un oggetto meccanico per quanto sofisticato. E invece no, è soprattutto la storia di una donna che cresce ed emancipa le sue idee, le sue emozioni e i suoi sensi mentre le diviene chiaro il panorama desolante e moralmente corrotto in cui vive. E' insomma un vero romanzo. Non è facile riuscire a giostrare due temi così difficili senza cadere nel pamphlet o nella retorica buonista ed è straordinario come Rita Pani, al suo primo romanzo, ci sia riuscita così bene annodando un intreccio che tiene viva l'attenzione, riuscendo a generare una tensione che non viene mai meno.

Il lettore è preso per mano e trasportato alla scoperta degli inganni che permettono all'azienda dei veleni di smaltire sotto un innocuo parcheggio le sue scorie cancerogene, s'indigna per il tentativo degli "amici" di controllarla, ricorrendo anche a blandizie sessuali forse non del tutto consapevoli, ma non per questo meno inquietanti in quel volere cercare il controllo, si deprime per il cinismo di una politica che così riempie il vuoto lasciato dagli ideali. Di pagina in pagina il racconto si addensa, s'infittisce e si carica di pensieri, di incertezze, di una realtà sempre in bilico tra un possibile riscatto e la caduta definitiva: si rimane sospesi fino all'ultimo tra il sollievo e la rabbia. Ogni personaggio è vero, non una pedina ideale, una specie di segnaposto nel gioco letterario della metafora ed è anche questo che dona leggibilità  e forza al romanzo: i caratteri emergono nella loro singolarità , vivono nella storia con l'indeterminazione di chi non sa cosa gli succederà , sono insomma credibili. Del resto la narrazione non è mai astratta, ma si aggancia alle cose, vive con esse in un corposo minimalismo che non tollera fughe verso le astrazioni o cadute in un iperrealismo descrittivo, non tollera nemmeno eroi e cattivi, ma solo la realtà  con le sue sfumature, i suoi tarli, i suoi entusiasmi e le sue delusioni.

 Una scelta stilistica che si integra bene con i temi forti, li sfuma nel quotidiano e li rende più veri. Luce certo è il motore di un'ideale che non vuole farsi seppellire come un bidone di scorie inquinanti, è un mito per chi l'ammira, ma è soprattutto una donna, una donna sola così forte da tenere assieme le sue fragilità, così fragile da dover essere sempre forte. Luce è una donna che guarda la pioggia,che attende inquieta e depressa qualcosa che non sa. Proprio per questo alla fine non avrà  dubbi sulle scelte da compiere. Antinomia apparentemente stravagante, ma emotivamente molto vera. Il finale del romanzo sorprende, troviamo Luce in Islanda dove  è andata dopo aver buttato alle ortiche una probabile carriera politica offertale in cambio di un armistizio sullo scandalo dei rifiuti. Potrebbe sembrare una resa, una fuga e invece è l'affermazione di un mondo nuovo, incontaminato, dove vivere un amore finalmente vero. E' anche un modo per ribadire le proprie idee, di ricaricarsi, di fuggire dal nulla chiassoso che la circonda. Un ritrovarsi per sfuggire alla tentazione di dare tutto per perso. E forse chissà  anche un suggerimento: si può essere politicamente onesti e anche un po' felici. 

Alberto

 

 

 

Bello!, Rita... era parecchio che non leggevo un romanzo... se mi

prende, non sono contento finché non l'ho finito... mi ci

è voluto parte del WE... e le ultime trenta pagine le

ho finte ieri sera:-)

Bello quell'amore inspiegabile... che dura oltre tutti e tutto!,

oltre, soprattutto, la negazione della protagonista.

Bella la descrizione del sistema, la politica vista dal didentro,

triste ma vera, triste soprattutto perchè ci dice che quel

sistema è il frutto del nostro essere diventati egoisti fino

alla morte... anche nelle amicizie più lunghe e solide tutto

va bene finché non arriva il "conflitto di interessi"...

Bello, ma anche un po' triste, l'esilio... fa riflettere...

Divertente, oltre misura (solo per me), la scritta:

"QUI ERNESTO MI PARLO' E MI DISSE: FAMMI FUMARE"

(è che ho smesso da poco!Complimenti!!!, insomma:-)

 

Ernesto

 

Il programma di vita di Luce, la protagonista del romanzo di Rita Pani, potrebbe sintetizzarsi in queste sue due battute: «io non voglio arrivare da nessuna parte, io sto solo andando» e «non mi interessa fare carriera, non voglio sporcarmi, non voglio togliermi il piacere di avere ancora qualcosa in cui credere». Luce ha trentacinque anni, troppi per occupare terreni e rischiare di prendere manganellate, ma troppo pochi per smettere di farlo.
Luce è la presidente di un collettivo ambientalista; con l’aiuto di Simone ed altri ragazzi del collettivo, “estremisti” come lei e poco inclini a chinare il capo o svendersi, cerca di fare luce sull’operato della ditta Ecoplast, che ha donato una grossa somma al Comune per contribuire al rimboschimento di una vasta area industriale che aveva subito molti incendi; ma prima delle piante venivano interrati, di notte, barili blu contenenti «rifiuti tossici nocivi». Altri barili vennero sistemati, sempre di nascosto, sotto l’asfalto di un nuovo parcheggio. Luce si propone l’impossibile missione «di far dissotterrare quei barili al più presto».
Partiti e sindacati sapevano, ma tacevano; «bisogna mediare», dicono loro. E questo per Luce era merda: «prenderò tutta la merda che avranno sparso in giro, gliela lancerò addosso e poi dirò basta a tutto questo. Sono schifata».
Ma nel romanzo non si parla solo di politica, di sociale, di ecologia. Anzi si parla di più di sensazioni, di emozioni, di sentimenti, di passioni, di scopate.
Rita Pani riesce a padroneggiare molto bene il linguaggio, adattandolo egregiamente ai personaggi e alle situazioni. Sentite come si esprime Simone: «Luce, io ti voglio bene, e mi piaci pure, e forse ti scoperei anche se fossi sicuro che tu non mi spezzeresti le gambe a calci, all’istante, cioè, voglio dire, io non ho mai pensato a te come… Insomma non so se mi spiego, tu sei Lucina, il Comandante, la mia droga, la mia eroina, ma negativo, mai potrei… Cazzo! Io ti voglio bene, finiremo i nostri giorni ubriachi a Parigi, scrittori illuminati. Hai capito?».
Luce è molto facile al pianto. E talvolta la sua storia fa inumidire gli occhi anche noi lettori. A me è successo. In alcuni momenti un gruppo mi ha preso alla gola.
Il romanzo è la storia del disincanto di Luce. Ma anche se rinuncerà alla lotta, mai rinuncerà ai suoi ideali. «Mi mancavano i tempi durante i quali credevo davvero che fosse possibile cambiare il mondo, o per lo meno renderlo un po’ più vivibile».
Pino Scaccia, nella postfazione al libro, classifica Luce fra i buoni con la passione, che sono l’ultimo patrimonio per salvare il mondo.
Ed io sono sicuro che prima o poi Luce ritornerà dall’Islanda, dove si è rifugiata, per continuare a combattere fra di noi. Magari facendo solo resistenza infinita con un blog, come fa l’autrice Rita Pani. E non è poco.

 

Rocco Biondi  (Sito)

 

 

 

Quale alchimia spremuta da secoli popoli storie avrà reso le donne della Sardegna o del Lazio o del Veneto così particolari e diverse pur nella comune appartenenza al sesso femminile?.
Perché il loro parlare possiede, a seconda dei luoghi, ora una musicalità maschia e forte, ora spiccia e icastica, ora molle e sonora?
E cosa forgia di più il loro carattere, il luogo aspro e rude dove l’arida roccia fa riscontro al mare più fresco e cristallino..o le montagne o gli olivi o le sonnolente pianure?
Le donne di Grazia Deledda,  le donne di Pratolini, di Marotta, di Ippolito Nievo… le popolane di Trastevere, le ‘mule’ triestine, le guaglione napoletane, le ‘madonne’ fiorentine…
Me lo chiedo ogni volta che in un romanzo m’imbatto in un personaggio femminile, ancor più che leggendo le storie o le cronache di vita quotidiana. Forse perché in un romanzo scritto bene, quello che resta è sempre la capacità di distillazione che l’autore sa compiere anche quando scarseggiano riflessioni e descrizioni e governa il tutto l’azione, o il dialogo.
Così Luce, questa morbida e tosta ragazza sarda ti resta dentro.
Anche se sai che non saresti mai come lei ( anzi proprio per questo, forse), che non sapresti mai esprimerti con la sua rude franchezza ,né fare le sue scelte di testa e di cuore..
In una sola cosa simile: il modo di rapportarsi di fronte all’amore…

Brava Rita e... al prossimo romanzo!
Enza

 

 

una notte insonne, come quelle di luce, a leggere la sua storia.

altri ne hanno detto meglio di me...solo un commento, a sottolineare un personaggio che passa diretto nel lettore.

non parlerò più di cose che non conosco, rileggerò luce.

grazie, rita. 

 

Claudio

Ho finalmente finito il libro di Rita, l'avevo iniziato tempo fa ma non ero mai riuscito a leggerlo come si deve, quindi in questi sette giorni di "vacanza" me lo sono riletto da capo.
Bello bellissimo. non posso dire neppure "non credevo" perche' conosco bene la capacita' di scrittura di Rita:)
Seppure solo qui, ma si capisce che la ragazza con le lettere ci sa fare:)
Un libro bello, placido e triste, allegro, coinvolgente, da leggere d'un fiato, quasi un thriller! ;)
E poi ironico, ma su questo non c'era dubbio :) Tratta argomenti politici ma con leggerezza e senza pesantezze, la politica pare un pretesto per passare da un piano all'altro, belli i personaggi, ben delineati come tutta la situazione .....attendo il secondo!!:)
Ora non voglio spoilerare perche' chi non l'ha letto ancora se lo deve accattare, e poi non sono un critico quindi le mie sensazioni ed opinioni valgono solo per me, io mi ci sono ritrovato in molti punti, ho tifato, parteggiato, ero "dentro" :)
Chi non lo legge fa peccato mortale e se non credente finira' in paradiso a rompersi le palle per l'eternita'! ;)
Accattatevillo!!!!

Rob

Bello. Bello. Bello.
A volte non servono troppe parole per esprimere un giudizio. Non riuscivo a smettere, dovevo sapere come proseguiva la storia, come cambiavano i sentimenti, come andava a finire. Se tutto questo non è gradire un libro non saprei come definirlo. Brava, davvero. Alla prossima emozione.

Annamaria.
 

Ciao...
sto leggendo il libro ma con grande fatica...
perchè io dovro' anche fare altro durante le pause pranzo, i viaggi da pendolare e tutto il resto.
quasi finito, iniziato ieri sera, mancano più o meno venti pagine.
se cado dalle scale mobili della metro è colpa tua, sappilo. (oggi ho rischiato :) )
Aspetto di finirlo poi ti dico che ne penso.
Per ora aspetto che Luce picchi Pierpaolo ma forte.


besos... Ladytux
(ce ne hai un altro sottopenna????)



............ho finito ora il libro......qui in brianza non siamo di molte parole ed è per me uno sforzo cercare di comunicarti che... mi è piaciuto e che ho condiviso la delusione vissuta dalla protagonista, mi ha fatto male per certi versi però qualcosa dentro mi si è mosso, forse non ho ancora voglia di mollare, non so ti dirò.

Grazie Mario

 

Cara Rita,
che dire del tuo libro....
Non sembra nient'affatto un'opera prima!
La scrittura è scorrevole, brillante. La struttura della storia retta da un'insuperabile equilibrio. Stai prestando il nome a qualche mostro sacro della letteratura italiana?
Scherzi a parte, quando un'opera nasce bene, così bene, più te ne appropri con la lettura, più sei convinto che la storia dovesse essere scritta così. Quei personaggi, con quei nomi così giusti, che stanno in posti così giusti per loro e descritti nella maniera così giusta...
Un bel libro veramente. complimenti ed in bocca al lupo.

P.S.
Se ne faranno un film, voglio l'invito alla Prima! 

Stefano

 

Sarà forse un caso, ma già il titolo rende conto di una caratteristica saliente del romanzo, ovvero la sua "solarità", intesa nel duplice senso della resa narrativa, che ha spesso tutta la pregnanza di una sceneggiatura filmica, e della "limpidezza" emotiva, morale e politica, della protagonista, che risalta ancor più nel contrasto con il sordido mondo della nostra realtà politico/sociale quotidiana.
Certo, non leggendo il libro, ma limitandosi ad una sintesi quale quella qui sopra, verrebbe facile catalogarlo in un ben preciso genere, oltretutto (forse) anche un po' datato, quello "impegnato" e di "denuncia".
A mio parere, l'opera fuoriesce alla trappola del "genere" in modo netto e brillante, grazie innanzitutto alla sua evidente qualità narrativa e di scrittura, ma anche per le connotazioni psicologiche a tutto tondo, tanto della protagonista quanto degli altri personaggi, tutti assai credibili, purtroppo...
E' una lettura che, come ho potuto personalmente sperimentare, anche per chi non sia un cultore di un genere che potremmo azzardare post-neorealista, prende sin dalle prime pagine, e costringe, volente o nolente, a continuare la lettura, perchè non si vuole abbandonare Luce nel pieno della sua faticosa (e forse inutile), duplice battaglia: contro "i padroni del vapore" e, assai più devastante, "i parassiti dei sentimenti"...
Il finale è una vera chicca, assai dolce ma con retrogusto amaro, che forse potrebbe veicolare un messaggio anche ambiguo, ma che non possiamo fare a meno di perdonargli, a Luce... 

Nicola

 

Un romanzo ben scritto e di scorrevole lettura.
Duecento pagine scarse nelle quali Luce racchiude, narrandosi e narrandoci, di miseria di buona parte dell’essere umano nel cercare a tutti i costi, in maniera sporca, il successo e il potere, ignorando e distruggendo con spregio quanto la natura ci offre. Non manca certamente nella sua penna l’attenzione, oltre alle tematiche ambientali, ai sentimenti, all’amicizia, ai comportamenti emotivi di noi, all’amore, a volte al disprezzo. La sua magia narrativa sta proprio nell’amalgamare questi assoli in insiemi.
Amicizie tradite, appostamenti in mimetica nell’azienda che inquina, un cane fedele che specchia i suoi occhi azzurri ai verdi di lei, lacrime e alcol, notti insonni, sorrisi e gioie, poche in verità.
La rabbia narrativa del periodo romanzato è certamente figlia di violenze e dolori vissuti in precedenza. Un tentativo di suicidio, brevemente accennato, uno degli indizi a riprova.
Un Amico che diviene Delusione, un ispettore di polizia che rivela le sue qualità umane, un politico che rispecchia fedelmente come gli stessi cedano a meschini compromessi pur di, un compagno di spray tanto geniale quanto ingenuo, una moglie che cerca negli altri le attenzioni non ricevute dal compagno, un potenziale Grande Amore, che entra e chiude il romanzo con il ricordo di un maglione grigio, mai da lui indossato nei periodi autunnali del sud perché uomo del nord.
Il libro chiude i battenti regalando all’autrice una profonda soddisfazione, strameritata, che la costringe all’abbandono della sua terra, ma mai all’abbandono della sua coerenza.

Chi non ha avuto la possibilità (e la fortuna, aggiungerei) di aver conosciuto personalmente l’autrice, può viverla e conoscerla in assoluta fedeltà nel suo “Luce”.

Al prossimo viaggio, Luce. Che questo tuo primo ti porti una stramaledetta fortuna che meriti.
Mells

 

Luce è una donna, ma potrebbe essere tranquillamente anche un uomo.
Luce è donna perchè ha tutti i pregi e soprattutto i difetti propri della donna, ovvero quelli corrispondenti al detto: non esiste la donna coerente e virtuosa, ma solo quella non sufficientemente tentata.
Luce è però tragicamente asessuata in un fatto: è un' idealista.
Quando la donna è idealista si rischiano molte vite, oltre a quella del tenutario del difetto in questione.
Nella postfazione al romanzo, stilata da Pino Scaccia e a mio modo d' intendere, un tantinello qualunquista, si legge:
"Esistono addirittura i buoni con la passione, come Luce: sono l'ultimo patrimonio per salvare il mondo. E se mollano loro siamo fritti."
In realtà, secondo il mio modestissimo avviso, i buoni come Luce non mollano mai: casomai allentano.
E perchè non mollano? Perchè sanno benissimo che siamo fritti, comunque.
Il fritto misto all'italiana, di questi tempi, è piatto da alta cucina internazionale, appetito da tutti, tranne che dall'italica gens, dalla plebe sempre in bilico fra l'olio bollente e la fiamma azzurra che dovrebbe darti una mano ma, manovrata com'è da cert'altra casta deputata, per privilegio atavico o acquisito mediante manifesto aggiotaggio aut mercimonio, a manovrare la manopola del gas, sta perennemente
anche a dieta forzata, oltre che con il pepe in culo (inteso come piuttosto fastidiosa e invalidante affezione da trattare spesso urgentemente con la Preparazione H delle facili clientele).
Il romanzo fluisce godibile e comodo su più livelli.
Comodo perchè nulla è lasciato alla mera immaginazione del lettore, che comunque può infiocchettare di suo.
Si leggono colori, sapori, odori e sentimenti di ogni accadimento, fino al poco immaginabile finale che non vi svelo manco se mi pagate: compratevi il libro, aiutate i giovani autori, che ci sono eccome, e languono pressati da panzoni gonfi come otri di marchettari del calibro di Vespa, Pansa e Moccia: al loro cospetto
i fratelli Vanzina sono da premio Oscar.Un unico appunto mi viene da rivolgerti, Rita.
Sappiamo tutto di Luce: quello che sente, assorbe, emette, piange, esulta, indossa, magna e beve, ma...
...come diamine si chiama il suo cane???  

Andrea Vanhaker

 

E’ uscito il libro di Rita Pani, ‘Luce’ edito da Gammarò. Luce è il nome della protagonista della storia, che con un forte impegno civile e politico cerca di combattere, in un indefinito paese di provincia, contro una fabbrica che inquina. Una battaglia per l’ambiente condotta da Luce con altri personaggi, amici e compagni. Con ognuno di questi protagonisti, per la giovane donna Luce, ci saranno incontri, scontri, solidarietà e incomprensioni: pagine di vita quotidiana svolte con una passione ammirevole. E’ facile allora per me riconoscere in Luce l’alter ego di Rita. Si perché Rita-Luce come scrittrice la conoscevo da tempo leggendo i suoi infuocati post sul suo blog R-esistenza Infinita; tutte cose che finivo per condividere. Allora, come si dice, parliamo sempre di noi anche quando parliamo d’altro e nel caso dello scrivere si può sostenere quello che affermava Italo Calvino: ‘Scrivere e' sempre nascondere qualcosa in modo che venga poi scoperto’ Così possiamo dire che di Rita Pani conosciamo qualcosa di più.
La storia di Luce è raccontata bene, e come scrive l'editore nella nota: ‘Il talento narrativo di Rita Pani è evidente a prima vista…’
La protagonista del libro, Luce, è una donna forte, determinata che esercita un forte fascino per chi le sta vicino. Luce ha molti ammiratori. Luce non accetta compromessi e fa bene; infatti prima che cercare sostanze tossiche nell’aria, lei si premura di scacciarle dal suo cuore. Luce è anche sfuggente, severa con sé come con gli altri e allora ecco la solitudine. Per Luce in fondo è meglio la solitudine che la sofferenza dell’amare…all’inizio, perché poi l’amore arriva e questa parte del romanzo è quella che più, secondo me, coinvolge. Luce è anche tenerezza, indecisione, ma soprattutto è chiara, limpida, solare e onesta.
Il racconto del libro Luce è molto attuale, poiché alla ‘luce’ di quello che si sta assistendo, dove la politica è sempre più compromessa con gli affari, il messaggio di fare politica partendo esclusivamente dai bisogni reali delle persone, senza tatticismi, compromessi e ambizioni di potere personale è quello che più serve. Il romanzo di Rita Pani ha anche questo pregio. Così concludo con un augurio: Rita continua a scrivere; continua a raccontarci storie come questa, penso che molti giovani ci si riconosceranno e questo sia utile.

Giorgio Boratto

 

 

 

 

 

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