Piove. Non è tempo di polemiche

Certo, non è il tempo delle polemiche: ora bisogna piangere i morti e pensare ai vivi. Dopo, quando i morti saranno seppelliti, non sarà più tempo di nulla se non dell’oblio. Come sempre accade in questo paese che di tragedie si nutre. Nemmeno cedere alla violenza istintiva che dà la rabbia, che tutto avvelena. E così, si finisce per tacere. E subire.

I morti son morti, e i vivi rischiano di essere dimenticati, addomesticati dallo “stanziamento straordinario e urgente” di un po’ di milioni di euro che in gran parte verranno risucchiati da quel grande buco nero di furti e ruberie, che giorno dopo giorno hanno creato le voragini capaci di ingoiare e risucchiare le stesse vite umane che oggi piangiamo.

Forse non è tempo di polemiche, ma è sicuramente il tempo della ribellione.

Non si può continuare a far finta che sia la “crisi economica” ad ucciderci. È tempo che i nostri assassini abbiano un volto a cui poter associare un nome. Non posso tollerare la serafica resa di amministratori comunali che piangono il languore delle casse vuote: “i comuni non hanno i fondi da stanziare”, perché se non ci son danari, non è per la crisi economica, ma perché qualcuno se li è spartiti, rubati e mangiati.

Non si può far finta che l’uomo nulla possa contro una natura bastarda, perché l’abusivismo edilizio non è natura, ma atto criminale. Non vi è angolo di Gallura nel quale l’occhio ingordo non vorrebbe buttar cemento e anche quando si è tentato di cambiar costumi, è stata “la gente” stessa a ribellarsi, perché il turismo … perché lo straniero porta i soldi, e i soldi danno la vita. Non possiamo far finta di non sapere che il rifacimento delle strade, sia stato merce di scambio per la politica affaristica che ci ha sempre e solo spolpato, e non possiamo imputare alla natura imbizzarrita, il crollo di un ponte costruito con sputo e sabbia di mare.

Temo e tremo per il momento in cui leggerò “facciamo che queste vite umane non siano state perse per nulla”. Urlerò. Ce ne sono state troppe, prima di queste; la lezione ormai, dovrebbe essere nota anche ai più duri di comprendonio. Inorridisco, se penso all’imminente raccolta di fondi … solo un euro per mettersi a posto con la coscienza, scordando gli euro del Bangladesh, delle Antille, delle nostre alluvioni e dei nostri terremoti, dei quali non abbiamo saputo nulla, se non che, per esempio, con i nostri euro donati per lo tsunami si riassestarono i conti in rosso vermiglio della Protezione Civile, che spendeva assai per massaggi e casette pied’a terre, brasiliane in perizoma, e tutte le nefandezze di cui poi venimmo a sapere.

Non si può far finta di vivere in un paese in cui, l’unica cosa che ci insegnano i morti, è che non bisogna fidarsi mai dei vivi, e nemmeno che questo non sia un conto che dovremmo esigere d’esser pagato.

Chiedo scusa se con queste mie ho urtato la suscettibilità di qualcuno, come detto: non si dovrebbe mai esprimersi quando si è rabbiosi come ora sono io, ma francamente non riuscivo più a tollerare quei titoli di propaganda della pena e del dolore a un tanto al chilo, che mostra la tenerezza dei volti di chi è morto ucciso dall’incuria, adornato di quei titoli da polpettone romantico: “l’eroina tedesca che salva l’anziano e il cagnolino … padre e figlio trovati abbracciati … l’eroe della squadra catturandi inghiottito dal ponte crollato …”

Non sopporto più l’umiliazione dell’insulto perenne.

A FORAS.

Rita Pani (SARDA)

5 responses on “Piove. Non è tempo di polemiche

  1. Pingback: PIOVE. NON È TEMPO DI POLEMICHE | Informare per Resistere·

  2. Una analisi esaustiva e veritiera, espletata con senso critico e puntuale ricordo storico.

Comments are closed.