Per fortuna non è razzismo

Dovrebbe tranquillizzare, forse, il fatto che le autorità escludono la matrice razzista? Per nulla, a mio avviso, eppure non c’è giornale che non lo sottolinei a chiare lettere, come a dirci: “Tutt’a posto! Una ragazza e due bambine, tre sorelle, tre figlie sono morte incendiate per mano d’uomo, ma non era un razzista.”

Ho pure provato a leggere qualche commento alla notizia, sui giornali, ma l’età e lo stomaco sempre calvo, me lo hanno impedito dopo i classici: “Volevo vedere se erano quelli che ti rubano in casa”, o “ W tre rom in meno.” Non ci riesco. Non riesco ad attrezzarmi a tollerare tanto, e in vero nemmeno voglio.

Pare che la colpa dell’ottusità ignorante del cittadino medio, sia la frequentazione dei social media che amplifica nel semi anonimato la crescente imbecillità di quello che una volta veniva chiamato “il polso della gente”, che il reporter andava a tastare munito di microfono e telecamera a ridosso di fatti cruenti o morti eccellenti, misfatti politici o irrimediabili crisi.

La colpa, a parer mio è dell’ignoranza che si diffonde con maggiore facilità attraverso certi giornali o siti di propaganda, che nemmeno il cittadino medio e mediamente cretino si sforza di leggere fino in fondo, limitandosi all’attrattività di un titolo a volte scritto malissimo, o la didascalia di una foto presa a caso da qualche archivio on line.

Non c’è più attenzione, né amore, per le parole che tanto potrebbero aiutare a migliorare il mondo nel quale ci affanniamo a vivere. Prova ne sia che qualche giorno fa, per descrivere il degrado in cui versa Milano, si sia portato ad esempio “il migrante suicida in Stazione Centrale”. C’è una bella differenza tra disperazione e degrado. La vita umana che muore non è e non potrà mai essere un sacchetto di spazzatura fuori dal cassonetto, o odore di orina sotto un portico, o una cacca di cane sul marciapiede. Un ragazzo che muore è dolore.

“La parole sono importanti” è chi è delegato a scriverle per diffonderle e farle arrivare alle persone che leggono ha una grave responsabilità, perché anche con le parole si educa la sensibilità. Se usate nel modo giusto, potrebbero far da contro propaganda in un paese che invece di lavorare per debellare la stupidità, l’alimenta e la ingrassa.

Non è ultimo il caso di quel giornale che per raccontare un’altra triste tragedia, di una bambina di sedici anni diventata madre senza averne coscienza si è liberata della neonata calandola dalla finestra, abbandonandola al suo destino. “La madre assassina nel giorno della festa della mamma”, strillava più o meno, il titolo. Aberrante. Una sorta di esca lanciata in panso agli idioti che subito hanno abboccato nemmeno invocando la pena di morte, ma augurando un male peggiore e più crudele alla ragazza. Dritti e veloci come saette pronte a folgorarla.

Perché non fermarsi un momento prima di lasciarsi rapire dalla stupidità? Non voglio dire “prima di parlare con la pancia”, perché a volte ho l’impressione che certi commenti vengano da un poco più giù della pancia. Perché non pensare che si è tra pari, tra umani che dividono lo spazio di questo mondo che tanto promette a tutti ma per nessuno mantiene? Tre figlie sono morte bruciate sotto gli occhi dei genitori, tre sorelle sono morte davanti agli occhi dei fratelli. Un ragazzo è morto solo, impiccato in un paese inospitale che ha tradito la sua speranza. Una ragazza ha partorito, in casa sua, senza far rumore in piena solitudine, insieme alla disperazione.

E se tutto ciò non è capace di sfiorarci il cuore nemmeno per un momento, allora forse sarebbe meglio tacere, almeno per nascondere al mondo la propria arida stupidità, spettacolo assai più nauseante delle altrui pene.

Rita Pani (APOLIDE)