Nuovismo giovanilistico (peppapigghismo)

Quanta tristezza nell’allargare le braccia; ci sta tutto il significato della resa, in quel silenzio che dice: “Che dire?”

“Nulla”. Non è rimasto nulla da dire, e meno che mai da fare, se non continuare ad affidarsi ai quei luoghi comuni che oggi sembrano essere alta filosofia: “Al peggio non c’è mai fine … si stava meglio quando si stava peggio. Signora mia!”

Inaugurata l’epoca del Peppapigghismo, mettersi qua a ragionare sui massimi sistemi, sembrerebbe un insulto alle intelligenze, oltre che una perdita di tempo. Ribadire le cose già dette non ci farebbe più saggi, ma solo noiosi. Continuare liturgicamente ad inneggiare al buon senso, al balzo in avanti, ci farebbe solo più tristi. Ci resta, forse, solo un po’ di fatalismo in quell’attesa di scoprire, con occhi sempre meno sognanti, quel che accadrà; anche se quelli più vispi di noi già lo sanno da troppo tempo.

Prendiamo quindi il lato buono delle cose, per esempio il rispetto delle quote rosa. Finalmente rispettate da un governo. Certo, ora si capisce che in fondo ho sempre avuto ragione quando scrivevo che “le quote rosa” erano delle immani cazzate, ma l’aver avuto ragione non mi rende soddisfatta ed orgogliosa. Tante volte negli anni, avrei voluto sbagliarmi. Insomma, che vi aspettavate? Nilde Jotti, Margherita Hack o Rita Levi Montalcini? Sono morte. Tutte. Ed è morto Pertini, è morto Berlinguer, è morto persino Andreotti.

L’Italia chiedeva il nuovo, l’Italia ha lottato per la rottamazione, l’Italia ha chiesto a suon di Vaffanculo l’abolizione del vecchiume. In teoria, quindi, dovremmo essere contenti. Mai visto un governo più giovane di così. La corsa al rinnovamento chiuse i portoni delle Frattocchie, e aprì le porte della casa del grande fratello. Per lunghi anni, anziché sognare di trovare un lavoro, si sperava di vincere alla lotteria, si smise di sognare una casa e si iniziarono a desiderare le ville. Le madri smisero di stimolare la crescita intellettiva delle figlie, prediligendo la crescita siliconata delle loro tette. Se a noi insegnarono a non prostituire mai il nostro pensiero, alle altre figlie fu insegnato a prostituire tutte loro stesse, senza mai fermarsi a pensare.

Da ieri rido se mi torna in mente la ministra distratta da Peppa Pig, ma non partecipo alla “fucilazione” che sta  dilagando sui social network, con la denuncia del suo essere “una raccomandata di ferro”. Perché dovrei? È la naturale conseguenza di tutto ciò che negli anni si è seminato, quando a quelli come me – vecchiume ideologizzato, anacronistico, quasi folkloristico – si doveva sputare in faccia.

Oggi mi ricordo di tutte le volte che i “nuovisti” mi hanno chiamato Troia Comunista, e sono grata, perché è vero che allargo le braccia in segno di resa, ma accompagno il gesto con il bellissimo suono di una risata.

Arriverà il tempo anche per voi “giovani peppapigghisti”, di chiedere aiuto, di aver bisogno di  pensare, di far ritorno al passato e quel giorno pure da morta io riderò. Perché almeno noi, possiamo ricordare Nilde Jotti, voi dovrete rimpiangere la Carfagna.

 

Buon nuovismo giovanilistico a tutti!

 

Rita Pani (FELICEMENTE APOLIDE)