Noi, il debito, lo stiamo pagando

Tempo fa girava su Internet una barzelletta carina, che pressappoco recitava: “Noi il debito non lo paghiamo”. Esilarante. C’erano anche le immagini a far da corollario, con i giovani studenti incazzati e gli ultimi esemplari di operai, ormai estinti e trasformati in schiavi.

Sì, fa ridere sempre quella barzelletta, un po’ come quell’altra che s’intitolava “Costituzione”.

C’era un fine umorismo nella storiella che noi non avremo pagato il debito, perché per debito s’intendeva “la crisi economica”, la più grande burla dell’ultimo millennio. C’era della perversione nell’accanimento col quale si diceva che mai avremmo pagato, perché a pagare siamo sempre noi.

La questione della mafia capitolina è l’esempio più eclatante di cosa sia realmente la crisi economica, ma sarebbe stupido non ammettere che non è solo Roma a funzionar così, ma tutta questa splendida landa desolata e violentata che è la nostra povera Italia.

Reggio Calabria, comune nel quale vivo da un paio d’anni (per disgrazia o per fortuna, ancora non so) è un altro esempio di bufala stratosferica. C’è la fame più nera, ma non è crisi economica. Sono anni e anni di ruberie mafiose, che hanno creato la voragine di bilancio, svuotato le casse del comune (a volte anche le stanze del comune) . Il governo della città fu commissariato, l’ex sindaco già condannato in primo grado … e indovinate un po’ chi sta pagando? Noi. 500 e rotti euro di tassa sulla spazzatura, che cambia nome ogni sei mesi e non sai più cosa stai pagando, quanto e come. Per inciso, la spazzatura resta ancora accumulata sulla strada, spesso – immagino – per essere usata come arma di ricatto verso il nuovo giovanissimo sindaco.

Noi lo paghiamo il debito, eccome se lo paghiamo!

Le spese straordinarie per la ricostruzione de L’Aquila, per esempio? Ricordate? “Troveremo i soldi per ridare ad ogni cittadino la casa che ha perso.” E non fa più ridere la barzelletta, perché noi tutti pagammo e stiamo ancora pagando per le case di cartone che crollano, e per i soldi che i ladri si son rubati.

Lo paghiamo con la nostra vita, ogni giorno, perché per rimpinguare le casse svuotate dai banditi a libro paga delle mafie, continueranno oggi e domani a succhiare il nostro sangue.

Quante cose scontate, ho scritto. Quante banalità … e già temo il commentatore illuminato che mi parlerà di movimenti e gente onesta. E già mi rivedo intenta a spiegare per l’ennesima volta che prima di cambiare le regole, bisognerebbe cambiare chi le regole le scrive, e di certo non si può fare “andando a votare” secondo una legge scritta dalla mafia criminale che ci ha governato, e tanto meno si può accettare di andare a votare con una legge scritta da questi nuovi burattini inanimati, che prima o poi sostituiranno la Gazzetta Ufficiale con Twitter, dove ogni articolo di legge avrà valore se accompagnato da un “selfie”.

Magari mi verrebbe anche di scrivere che bisognerebbe tornare in montagna, ma ho paura. Se leggessi “E ma cazzo quest’inverno non c’è manco neve”, temo non reggerei.

Però sì … bisognerebbe tornare in montagna.

Rita Pani (APOLIDE)