“Ma, però”

Non mi fanno paura quelli che supportato uno stragista nazista, un assassino fascista chiamandolo patriota. In realtà non mi fa paura nemmeno lui, è solo un piccolo miserabile coglione che cercava il suo quarto d’ora di notorietà. Mi fanno paura tutti coloro che rendono elastiche le loro riflessioni farcendole di “ma” e “però”.

È colpa loro, infatti, se altri si sentono autorizzati a sbandierare una vicinanza politica al deficiente, a cavalcarlo per correre in questa tornata elettorale, nella quale essere fascisti e razzisti dà valore aggiunto al nulla che propongono.

La stupidità mi terrorizza perché in quest’epoca in cui si è smesso di pensare, l’unica lotta che si vuole combattere è quella contro un nemico immaginario – di solito negro – e un po’ più povero di noi.

Mi fa molta paura il silenzio dello Stato. Non il Presedente della Repubblica, nemmeno un ministro o un suo sottoposto, ha sentito il bisogno di andare a Macerata a far visita alle vittime. Nessuno. Perché siamo in campagna elettorale, e un gesto di umanità e distensione sarebbe stato controproducente ora che la propaganda vincente è quella del razzismo, proprio in virtù di quei tanti “ma” e “però” aggiunti alle deboli condanne contro un gesto abominevole.

Nessuna fiaccolata, nessuna discesa in piazza, nessuna manifestazione di popolo contro il razzismo alla ricerca dell’umanità sconfitta, a lasciarci sempre più soli e divisi tra chi intorno a sé vede solo altre persone, e chi invece distingue tra noi e loro convinto che noi siamo migliori e più meritevoli di vivere.

È difficile ormai comprendere chi sia il nemico, capire da chi ci si debba difendere, perché diventano troppi i “ma” e i “però” che li rendono invisibili. Quando per noia si dà fuoco a un essere umano “ma stava sempre qua davanti al portone”, quando si massacra un essere umano a bastonate “però dormiva nel portone e c’era puzza d’orina”, quando s’incendia un campo rom e muoiono bambini “ma tu non sai la sporcizia che facevano qua attorno”, l’umanità muore due volte per le vite che vengono tolte, e per l’indifferenza colpevole e complice capace di assolvere e sopire ogni coscienza.

E non si sa più chi sia il nemico da combattere. Perché un fascista schifoso, un criminale nazista  finisce in carcere dove è giusto che stia, il dubbioso invece continuerà a guardarsi intorno forse sperando che un altro coglione domani si armi e renda libero il suo portone, il suo marciapiede, la vista dal suo balcone e la sua miseria.

Rita Pani (APOLIDE)