L’ultimo punto

Ogni libro è un figlio. Ogni ultimo punto un figlio che se ne va. L’ultimo punto è il momento più ambiguo per lo scrittore; felice d’aver compiuto l’ultima fatica. Triste per la solitudine che proverà.

E non mi decido a metterlo, quest’ultimo punto, perché sarebbe quello il momento in cui tutto si compie. L’ultimo addio.

Quando le fotografie di una vita si trasformano in parole, lo scrittore sa che nessuno potrà mai cancellarle. Quando scrive un libro, lo scrittore sa che ciò che resterà di lui, saranno le sue parole.

Ricordo ancora quando dovetti salutare Hermes, e la Poeta. Il maestro Fontanarosa e la musica di Mozart. Ricordo il tempo triste che vivevo, e la frenesia di ritrovarmi a tu per tu con quei fogli bianchi, e la frenesia con i quali li riempivo. Piansi a lungo. Sarebbero esistiti oltre me, sebbene non siano esistiti mai. Avrebbero riempito il tempo di chi avrebbe letto, così come avevano riempito il mio, sconquassato da una vita faticosa, avrebbero forse alleviato il dolore di una solitudine, come avevano alleviato la mia.

In fondo, a questo serve lo scrittore. Ad accarezzare gli animi con le parole, così come sanno fare certi musicisti, o a riempire gli occhi di chi guarda quel che hanno fatto i pittori.

Ma questo mio ultimo figlio, non riesco a lasciarlo andare. Mi guarda, con i tratti verdi violenti di Gabriella, con le parentesi di Enza, con le note di Francesco. Mi guarda e io non so se mi implora.

Non c’è musica che non sia pianto. E c’è amore, ma tanto è negato. C’è il dolore per troppo tempo taciuto. Ci son io, bambina, col vestitino rosso e quella mano tesa che ormai non c’è più.

C’è quell’addio che in fondo al mio cuore non riesco a dire, perché cinquant’anni a volte si hanno solo nelle rughe che sorridono per abitudine, anche quando vorresti piangere, e speri ancora di sentirti chiamare per nome. E persino vorresti sentirti urlare dietro che no! Proprio così non si può né fare e né pensare.

So che il giorno in cui riuscirò a riordinare queste carte che si spargono nella mia vita, mentre i gatti bivaccano sulla mia scrivania, mentre mi rifugio in cucina, mentre piango in silenzio, mentre mi lascio frustare dalla musica le orecchie, e lascio ancora che la vita mi sfregi aggrappandomi alla mano di mio marito, senza mai chiedere aiuto, sarà il giorno in cui lascerò andare l’ultimo pezzo di me.

E dove andrà?

Rita Pani (Brevissimi così)

“ … Mi manca la tua voce, ma tu scrivimi sempre, che quando ti leggo la tua voce è melodia …”