Leader minimum

“Nessun vero rivoluzionario muore invano” (Cit.)

È da ieri che mi torna in mente questa frase, in vero anche la veemenza della voce che la disse. Da ieri, dopo aver letto l’intervista a uno dei leader (ma quanti sono?)  della pararivoluzione italiana, tale Zunino, che caldamente vi invito a leggere.

Leggere sul serio, con meticolosa attenzione, periodo per periodo; “concettualizzando” ciò che dice, predisponendovi alla fatica di comprendere fino in fondo.

So che tanti dei giovani che mi leggono non hanno avuto la fortuna di appassionarsi alla storia recente, e so bene quanto sia inutile invitarli a farlo ora, prima di ritrovarsi magari morti sul bordo di un marciapiede con una pallottola nella schiena o col cranio fracassato. Conoscere, forse, potrebbe salvare qualche vita, o insegnare che la vita si può anche donare per il bene collettivo, quando la rivoluzione ha  un senso, quando la rivoluzione ha un “fine” ultimo più grande di noi.

Per quanto io sia pacifista, non sono sprovveduta e so che alla guerra certe volte si può anche arrivare. So che forse l’unica guerra lecita è quella di liberazione, quella che serve a un popolo a liberarsi dall’oppressione. Ma mai andrei a una guerra, guidata da un comandante imbecille, mai mi farei portare in guerra da chi non sa nemmeno cosa sia combattere, e perché sia giusto combattere in guerra.

Dei tanti passaggi, uno ne voglio citare:

“Qual è la vostra posizione sugli immigrati in Italia?”

“È un argomento esplosivo, che sto cercando di far uscire su Facebook. Per me va bene chiunque rispetta le leggi, ma capisco il disoccupato che si lamenta perché al marocchino arrivato col barcone danno la casa e mille euro mentre lui deve dormire in macchina. Ha ragione, è uno scandalo, ma gli dico: non è col marocchino che te la devi prendere, ma col governo”.

Basta leggere quest’idiozia per comprendere come sia facile portare “la gente normale, disperata e incazzata” a spaccare teste in piazza, a ritrovarsi inconsapevolmente alleati a casa pound o alla mafia, ai nazisti o addirittura ai centri sociali, agli ultras o a chicchessia, senza idee e senza ideali, senza obbiettivi e senza scopi. Basta alimentare il fuoco dell’ignoranza; basta continuare a parlare “alla pancia” dell’italiota medio, che non si fermerà un momento a riflettere domandandosi: “Che bestialità è questa dei mille euro al marocchino, e la casa? Quando mai in Italia, l’immigrato che arriva col barcone ha diritto a mille euro e una casa?”

Ma se il leader gli risponde che ha ragione, e che è uno scandalo, e che per questo bisogna prendersela col governo … beh, allora la rivoluzione è giusta e sacrosanta, vien da sé.

Ecco perché ho sempre diffidato, e oggi ancor di più, di coloro che anziché parlare al mio cervello tentano di parlare alla mia pancia. Ecco perché, ogni volta che qualcuno cerca di parlare alla mia pancia, riesce solo ad arrivare al mio intestino.

Buona lettura, quindi, e di grazia se qualcuno avesse la bontà di spiegarmi cos’è un “maestro del respiro consapevole” ne sarei grata. Io continuo a respirare per forza d’inezia, così, come viene. A volte, persino, sospiro.

 

Rita Pani (APOLIDE più che mai)

2 responses on “Leader minimum

  1. Prima di leggere l’invito a leggere pensavo alla canzone di Pino Daniele “ì’ so’ pazz’”. Poi, dopo dopo aver letto le demenziali astruserie di questo”forcone” ho pensato che Pino Daniele avrebbe dovuto inventare una nuova canzone tipo “i’ so’ sament” (io sono scemo). Questo ignorante che si aggrappa a Orban della Fidesz in versione antiebraica (cosa che prima o poi comprometterà la permanenza dell’Ungheria nella UE) lo sa che i miliardari cinesi, sudcoreani, giapponesi, tailandesi non hanno niente a che fare con la religione ebraica? Questo imbecille lo sa che una squadra di calcio milanese è stata acquistata da un magnate indonesiano? No, secondo me questi è un ignorante all’ennesima potenza che non sa niente di niente: è solamente uno scemo che vuol fare casino dimenticandosi, però, di rendere pubblica la sua ultima dichiarazione dei redditi.

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