Lapidatela ancora

Eppure, tra i tanti appelli e le inutili petizioni ne ricordo una contro la lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, una donna iraniana condannata per adulterio.

Ricordo lo “sdegno social”, quello che si esprime un tanto al chilo, reso ancora più facile negli ultimi tempi dalla possibilità di esprimersi anche soltanto con le “faccine” o i cuoricini, risparmiando il tempo che si perde scrivendo, magari, un pensiero di senso compiuto.

È una barbarie la lapidazione, lo pensavo ieri e lo penso oggi, e sono sicura che se chiedessi alla pria persona che mi capitasse a tiro, il mio pensiero sarebbe condiviso.

Fu anche occasione (mi pare fosse un otto marzo di qualche anno fa) per ribadire attraverso la foto della povera donna, l’importanza dell’educazione alla civiltà in tutela di tutte le donne, sottoscritto da chiunque, rilanciato in tutto il mondo.

Un’occasione persa, ovviamente. Tritata da questi tempi che tutto macinano in fretta, e che demoliscono le coscienze, impoveriscono le menti e persino i cuori.

Leggo le pietre lanciate da mani frementi su queste tastiere maltrattate,  contro una giovane donna che ha preferito morire, pur di non continuare a ricevere le inutili sassate virtuali, e mi domando come sia possibile che non sia rimasta nemmeno un po’ di quella cosa un tempo chiamata pietà.

Come si può pretendere – noi donne – di essere riconosciute come appartenenti al genere umano, quando tutto intorno siamo circondate da persone così confuse o avvelenate, che non sanno trovare l’attimo giusto per il silenzio? E dico persone, perché tante mani di donne impietosamente continuano a tirar sassi, evidentemente non ancora soddisfatte.

Certo è ancor deprimente questo avanzare del tempo. Una volta lamentavo il fatto che una donna, per essere considerata tale, o meritevole di attenzione sociale (sociale e non social) dovesse morire. Le vittime dei persecutori ignorati dalla giustizia, le vittime di abusi di ogni genere abbandonate a loro stesse, trovavano giustizia solo dopo essere state uccise.

Oggi siamo oltre, non basta morire. Per morire bene devi essere santa almeno in apparenza, perché se muori sembrando un po’ puttana, allora non avrai diritto a stare in pace nemmeno dopo morta e non sfuggirai al giudizio delle sante donne e degli uomini probi del web.

Rita Pani (APOLIDE)

One response on “Lapidatela ancora

  1. Usiamo la parola adeguata: linciaggio, ossia esecuzione sommaria di persona ritenuta colpevole di reato molto grave. Il linciaggio è uno degli episodi più raccapriccianti… sempre… per la visione del sangue, le urla di dolore della vittima,i ringhi belluini degli autori del massacro. In rete tutto questo sembra manchi, ma di linciaggio vero e proprio si tratta, e altrettanto raccapricciante: c’è la vittima di un “presunto” grave reato, e c’è anche il sangue, i carnefici ringhianti e ghignanti, le urla assordanti… ma non viene chiamato col suo esatto termine: qui non di linciaggio si parla, ma di “gogna mediatica”, come ci fosse qualche differenza.
    Ecco, anche a questo ci ha portato il progresso. E ora me lo aspetto che tanti obietteranno: “Ma che dici?… Ci ha liberato da tanti disagi… le lavandaie al fiume… etcetera”, e vabbé!! Ma quando Prometeo decise di mettere nelle mani degli uomini il fuoco, Corifea, più saggia di lui, così lo ammonì:
    “Tu non giovare agli uomini oltre il giusto!”, e gli insinuava il dubbio circa l’affidabilità dell’uomo.
    E Prometeo si impappinò e cerco di consolarsi:
    “Mhumm… Eheumm… Sì! Ma… la tecnica è di gran lunga più debole della necessità”: una affermazione che è ‘na cazzata!, e stiamo assistendo al disastro di una tecnica divenuta padrona di tutto: ha salvato la lavandaia, ma disumanizzando sta distruggendo tutto il resto.

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