La povertà è un’emergenza

Resto sempre molto affascinata dinnanzi ai proclami sul “reddito di cittadinanza” alias “reddito minimo garantito”, a seconda del contesto in cui si voglia usare quest’efficace arma di coercizione mentale. Ovviamente data la mia “ideologizzazione” l’argomento mi è caro, e per questo lo rispetto, provando un fastidio quasi epidermico ogni volta che ne intuisco l’uso improprio.

L’ultima volta qualche giorno fa, dopo la boutade di Niki Vendola, che annunciava di “averne discusso con Sel” in due squallide righe pubblicate su un social network, seguita dall’accanita presa di posizione dei movimentisti penta stellati, i quali hanno risposto con fermezza: “Vendola ci ruba le idee.” Già, le idee.

Altra discussione non è seguita, se non una valanga di insulti, risatine virtuali enfatizzate dagli emoticon e dal maiuscolo, così come insegna la politica 2.0 della Rete.

Va così, ormai. Le chiamano idee, le sposano, le seguono, le vendono, le uccidono, le confondono con promesse fino a farle diventare speranze. Va così ormai, che più di sperare non è rimasto nulla da fare.

Dicono che sia una questione impellente e che ogni paese civile d’Europa “ce l’ha”. (L’ho letto proprio così) Poi seguono esempi e statistiche, uguali per tutti quelli che vogliono cavalcare il mito dei soldi facili e dovuti, la vita garantita per chiunque, soprattutto i giovani che in quel gruzzolo vedono tutto ciò che non riescono ad immaginare più per il loro futuro.

Ammetto che mi fa più impressione Niki Vendola di una stellina qualunque, perché almeno un po’ di onestà intellettuale, da lui, me la sarei aspettata.

“La Germania fa così, e la Svezia fa così …” ma caro Niki, davvero non sai che noi lassù al nord non ci finiremo mai?

E preferisco rivolgermi a sinistra, che altrove non ho proprio nulla da dire. Niki, sai chi era Raffaele Pennacchio, e sai per cosa è morto?

Chiedeva allo stato “il diritto all’assistenza minima garantita”, così come la chiedono le famiglie di chi sta morendo, affidato al buon cuore di genitori e familiari, di figli e fratelli. È dovuto morire perché un sottosegretario qualunque di questo governo fasullo si muovesse a pietà e dicesse: “La realtà e che le risorse destinate al sociale sono insufficienti. La povertà è un’emergenza e il governo deve dare a fare di più. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad uno smantellamento del welfare e quindi ripartire è difficile, ma bisogna farlo e in tempi rapidi perche i poveri, le situazioni di disagio sono sempre di più e lo stato deve farsene carico, non lasciarle come spesso ora ai privati”

E secondo me, tu, Niki, sai che l’unica reazione legittima dinnanzi a queste parole avrebbe dovuto essere almeno un ceffone.

Dovreste vergognarvi di sputare sogni da regalare ad una generazione di ragazzini impoveriti prima che dall’economia razziata, dall’ignoranza istituzionalizzata. La povertà è un’emergenza, è l’unica cosa verità espressa dalla sottosegretario, il resto son belle parole mozze che non raccontano la realtà di quest’Italia, in cui “privata” assume sempre il suo duplice significato. Proprietà di pochi e privazione per tanti. L’indebito arricchimento di chi ha privato i cittadini dei diritti è storia, in Italia, ed è anche il motivo principale per cui, nessuno dovrebbe avere la sfrontatezza di prender d’esempio quei paesi dove la civiltà non è mai stata calpestata.

Non sarà certo con la chimera di un fantomatico “reddito minimo garantito” che si raggranelleranno un paio di voti in più, almeno non il mio, che per disgrazia o per fortuna, i piedi li sprofondo tutti i giorni nella melma della realtà, e che per disgrazia o per fortuna la mia idea ideologizzata me la tengo cara, fin sotto la pelle e ancora più in giù.

 

Rita Pani (APOLIDE)