La pacchia finirà

Esultare al balcone, dopo aver preso per il culo i propri elettori dovrebbe lasciar pensare. Ma prima di tutto, ai propri elettori, tolsero il pensiero.

Stamattina ho letto molti riferimenti alla Grecia, ma io mi sentivo più argentina; un’argentina della fine degli anni novanta, dei primi del duemila. La differenza, forse, è che in Argentina a un certo punto, il popolo s’incazzò seriamente. In Italia è diverso; chi guarda al futuro proprio e dei propri figli trema, mentre gli altri – quelli che si sentono felici applaudendo a chi si affaccia al balcone – strillano: “E allora il PD?”

Quelli sul balcone sanno che nessuno andrà a cacciarli a calci nel culo. Sanno che anche quando i loro elettori non riceveranno la paghetta, non protesteranno. Pensano che si possa andare avanti a governare uno stato a furia di proclami, continuando a restare indenni dopo ogni cialtroneria, dopo ogni quotidiana baggianata, perché sostanzialmente non sanno nulla. Non sanno la storia.

La storia ha detto tante cose che sono state dimenticate, o non sono state studiate abbastanza.

Le genti, poi, hanno preferito l’oblio: è così comodo mettere a tacere la coscienza!

La gente non si ferma un attimo a pensare, quando un ministro dice: “Abbiamo dovuto farlo per non tradire i nostri elettori”. Non ne vede la gravità, non ne annusa il pericolo. (E allora il PD?)

La gente non resta perplessa quando un premier (per quanto di facciata) che promise di essere l’avvocato di tutti gli italiani dice che “Il sovranismo è citato nella nostra Costituzione”. Le genti non si prendono la briga di sire: “Ehi! Aspetta. Tu sei un avvocato e non sai la sostanziale differenza che intercorre tra sovranismo e sovranità popolare? Allora sei un cialtrone anche tu, sei un cazzaro, un imbecille e un ignorante!” No, la gente non si ferma più a pensare.

Va sotto il balcone, ora ci va a festeggiare. La povertà è finita. Abolita.

La storia ci racconta i fatti accaduti; un monito per il futuro? No. Vecchiume.

Abbiamo abolito i clandestini e la povertà in poco più di sei mesi. Abbiamo approvato il decreto sicurezza. Che vogliamo di più? Pane e lavoro?

Lo avremo. Ora che i clandestini non esistono più e gli sbarchi son finiti, avremo tutto il pane, tutto il lavoro, e tutti i 35 euro più il Wi fi.

Potrei concludere con “e vissero tutti felici e contenti”, ma non faccio parte della massa non pensante. Mi distinguo e mi rispetto.

Finirà che chi oggi va sua sponte a festeggiare il nulla sotto un balcone, domani ci tornerà ancora obbligato dalla paura di non esserci e di essere per questo perseguito o perseguitato. Fino a quando qualcuno non deciderà che è giunta l’ ora di farli cadere dal balcone, magari a testa in giù. E per fortuna, io mi sento vecchia abbastanza, e male in arnese.

Poi accadrà di nuovo che per ricostruire sulle macerie che questi avranno lasciato, qualcuno dovrà fare scelte impopolari; dovrà dire: “La pacchia è finita! Son finiti i soldi che non c’erano, son finiti i privilegi che non potevamo permetterci, è finita l’utopia dell’abolizione della povertà. Ora i poveri siete anche voi, che prima almeno potevate permettere di sopravvivere.”

E indovinate un po’ chi dovrà pagare per risanare?

Rita Pani (Apolide)