La denuncia che non denuncia

M’è venuto a noia l’abuso del “politicamente corretto” ammuffito che fa tanto codardia. Mi son stancata della pessima abitudine, ormai consolidata, di “denunciare” sul Web, senza denunciare nessuno al solo scopo di sortire la classica guerra tra ignoranti nei commenti dei giornali e dei Social Network, al solo scopo di donare visibilità all’autore dell’articolo, del post o della testata giornalistica, sempre a caccia di nuovi click per mantenere i contratti pubblicitari.

A che serve una denuncia che non denuncia?

È il caso della notizia di ieri che riporta, appunto, una denuncia dell’Arcigay di Napoli, che rende noto un vile gesto di discriminazione attuato da un non meglio precisato gestore di una sconosciuta attività turistica che potrebbe essere sita nel vibonese, probabilmente nei pressi di Tropea. Una coppia omosessuale si sarebbe vista cancellare la prenotazione, con la precisa dichiarazione: “Non si accettano né animali, né gay.”

Inutile dire che la guerra tra commentatori ha avuto subito inizio, finendo esattamente dove è solito finire lo scempio dell’ignoranza: voi gay siete una lobby; e allora gli obesi? E cose così, politicamente scorrettissime, ma facilmente tollerate da chi ormai ha perso tutti i sensi logici delle cose e delle parole.

La denuncia dovrebbe servire a porre fine o rimedio a ad un problema. La forza della denuncia, dovrebbe servire proprio a colpire chi si rende colpevole di un reato o di una porcata (come in questo caso).

Tutto avrebbe avuto senso e utilità se l’Arcigay, o i giornali che hanno rilanciato immediatamente la notizia, avessero avuto il giusto senso civico, etico e morale, il coraggio di scrivere che nella struttura di proprietà di … sita in località … era vietato l’ingresso agli animali e ai gay. Questo avrebbe reso importante il senso della denuncia, dando a me la possibilità di scegliere di non andare mai a soggiornare da una persona che in vita mia non frequenterei nemmeno per sbaglio, e alla quale mai nella vita pagherei un servizio, e mai e poi mai favorirei contribuendo con recensioni positive sui siti specializzati.

Leggendo le motivazioni che hanno spinto la coppia discriminata a rendere pubblico l’oltraggio subito, si trova che siano tutte ineccepibili, ma che senso hanno se non sapremo mai chi è il “troglodita”? Perché aver timore di pubblicizzare nel senso che merita una struttura abominevole, che sicuramente si pubblicizza in Internet per favorire se stessa?

Temo di saperlo, purtroppo, e per esperienza: per non incorrere nelle fastidiosissime querele che tanti guai recano a chi ha il coraggio della verità. Quindi meglio far finta di essere “politicamente corretti”, mantenere la facciata di giornale libero e cazzuto, e trarre il massimo vantaggio dalla minor fatica, con una denuncia all’italiana, fatta a metà, così tanto per fare.

A me non resta quindi che evitare d’ora in poi le vacanze nel vibonese, magari un po’ più vicino a Tropea. Per non correr rischi, che io, “i trogloditi”, li appenderei tutti a testa in giù.

Rita Pani (APOLIDE)