Istigazione al cretinismo

A proposito dei leghisti, e della vicenda Kyenge, non me la sento di parlare di istigazione all’odio razziale. Derubricherei il reato, qualora ci fosse, a istigazione al cretinismo. Non a caso, in difesa della “trovata idiota” di pubblicare l’agenda del ministro, si è palesato borghezio con un autorevole augurio di “Buona caccia ai cacciatori padani.”

È un eurodeputato, borghezio; vale sempre la pena ricordarlo.

Non me la sento di esprimere sdegno, e sarebbe umiliante per il Ministro esprimerle solidarietà. Nulla si può contro un cretino, nemmeno provare a spiegare, discutere o ragionare. Un cretino non riuscirà mai a comprendere.

È forse anche un errore pensare che in fondo il popolo italiano sia razzista dentro; il popolo italiano, semmai, è dentro profondamente ignorante. Un popolo scientemente fatto sprofondare nell’ignoranza più becera dagli accadimenti – che chiamarla storia mi offende – dell’ultimo barbaro periodo vissuto.

Un popolo distrutto a tal modo da quel populismo che anziché da combattere, oggi viene visto con orgoglio dai tanti che si sono accodati al “nuovismo libertario” inventato dai pubblicitari al soldo di berlusconi, che meglio di tutti aveva capito come fosse facile rincoglionire il futuro.

Tempo fa, quando ancora non avevo capito quanto grave fosse il decadimento culturale di questo paese, avrei fatto appello alla forza contrattuale degli extracomunitari sfruttati come schiavi in Italia, a tutte quelle persone che quotidianamente si spaccano la schiena per assistere i nostri vecchi malati e abbandonati da uno stato che prima ha svuotato le casse e oggi impone le “spending review (spendireviù)”. O avrei incitato gli schiavi neri che ingrassano i padroni; le prostitute sfruttate dai protettori o dagli utilizzatori finali, affinché smettessero in massa di lavorare. Oggi so che non servirebbe a nulla.

Ho capito che l’unico modo per poter smettere di provare il disagio che dà, essere italiani agli occhi dell’Europa o del mondo, dovrebbe essere una sorta di “reset” come quello che facciamo alle macchine che ci danno la sensazione di essere parte attiva ed integrante del mondo stesso.

Ci vorrebbe una sorta di campagna – ostinata e contraria – di riabilitazione alla cultura, partendo dalle basi, dai fondamenti della civiltà. Impossibile, lo so io e lo sapete anche voi, che magari provate a educare i vostri figli, chiedendovi addolorati, se poi saranno abili al futuro.

Bisognerebbe ripristinare “il sistema”, ma è più facile farlo quando si pianta Windows, che non applicarlo ad una nazione intera, “impallata” da vent’anni di demolizione culturale, lasciata scorrere tranquilla come l’acqua cheta dei fiumi sotto i ponti.

Era il 2005 quando l’allora presidente del Senato Pera (che in Italia, il nome fa tanto) disse che “aprendo le porte” all’immigrazione saremmo andati incontro al “meticciato”. All’epoca inorridii, mi sembrò grave e folle che le Istituzioni parlassero così ai cittadini. Mi sembrò un’onta. Siamo nel 2014 e siamo cresciuti, alcuni son pure invecchiati, e siamo qua a leggere che certe idee sono “brillanti, salviniste, quasi futuriste”, non sdegnati ma rassegnati: in fondo l’ha detto borghezio parlando alla pancia dei cretini.

Rita Pani (APOLIDE sempre di più)

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