In questo stato

“Il ministro dell’interno è il vertice politico dell’amministrazione dell’Interno. Da lui dipendono la Polizia di Stato , il Corpo nazionale dei vigili del fuoco e i prefetti. Egli è inoltre componente del Consiglio supremo di difesa.” (Cit: wikipedia)

Non c’è un modo esatto per scrivere nulla di più. Coniugare quelle poche parole sopracitate all’immagine, dovrebbe dire tutto. Oggi di più di ieri (il ministro e i pesci fritti) perché oggi è il giorno dopo le stragi inutili di Bologna e del foggiano.

Oggi lo staff del ministro ci propone il bimbominkia con la ruspa giocattolo, simbolo del cambiamento, del duro lavoro che egli svolge per mantenere le promesse di devastazione della civiltà fatte in campagna elettorale, e così desiderate da un paese che non ha più alcuna pretesa di vita e di futuro.

Non c’è più un modo esatto per esprimere il proprio pensiero. È rischioso farlo. Perché ha le sembianze di un deficiente, come tale si comporta, da suoi simili è circondato, ma è il ministro degli interni, componente del Consiglio supremo di difesa. E non si può, perché sebbene pare non sia né reato, né dannoso, inondare il web di minchiate e fake news, è ancora reato insultare le Istituzioni. Anche quando sono le Istituzioni stesse a umiliare, offendere, denigrare, svilire e mortificare loro stesse.

Son più di vent’anni che rivorrei un minimo di “normalità”, che vorrei sentire chi governa uno stato esprimersi con un vocabolario che contenga più di venticinque parole, che – anche prendendoci in giro – riuscisse per lo meno a rispettare lo stato che esige d’essere rispettato. Perché una volta, molto tempo fa, lo Stato eravamo noi.

Ora, purtroppo, lo stato è questo. E non sarà mai il mio.

Rita Pani (APOLIDE)