In Italia tutto può accadere

Sto cercando di appassionarmi a questa schizofrenica campagna elettorale. I presupposti per lasciarmi irretire ci sono tutti e in qualunque parte io mi volga a osservare. Sono molti gli aspetti attraenti già emersi, nonostante ancora nemmeno si sia dato il via alla competizione. Per esempio molto fascino lo trovo in “berlusconi presidente”; è meraviglioso! Non so se esista un caso analogo nella letteratura storica di un paese mediamente “normale”. Ma penso di no, nemmeno nella più remota tribù africana dell’era di Jean-Bedel Bokassa.

È assolutamente meraviglioso perché segna il tempo in cui viviamo, uno in cui la legge è astratta, plasmabile al bisogno. Gli illegali partiti fascisti nelle liste elettorali muovono a sdegno le nostre coscienze, persino qualche giornale nei trafiletti da quattro righe ogni tanto ci ricorda questa stortura tutta italiana, però a gran voce e in neretto rilancia le dichiarazioni di un criminale qualunque, condannato all’interdizione dai pubblici uffici, che è sicuro di poter ottenere un 45% alle prossime farsesche elezioni. È assolutamente meraviglioso e affascinante, tutto ciò, perché in fondo non è del tutto impossibile: può accadere.

Cerco di appassionarmi alla nuova e interminabile televendita, con più sconti e occasioni che in Poltrone e Sofà. Nemmeno è iniziata e già possiamo scegliere il prodotto che più ci ispira, dalle pensioni al canone RAI, da meno tasse a più lavoro, meno immigrati e più italiani, sussidi come se piovesse, meno immigrati, più dentiere, meno immigrati, più qualunque cosa venga in mente e meno immigrati.

Il mercato delle contrattazioni fasulle è aperto – la gente è stanca, dicono – la gente ha bisogno di cambiare, la gente ha bisogno, e così chiunque si appresti a rappresentare il cambiamento italiano cade nel tranello porre nel paniere anche la sua offerta, quella che proprio non si può rifiutare: “Università gratis per tutti!”

E io non posso appassionarmi; sarebbe un insulto alla mia (e alla altrui) intelligenza.

Dice Grasso che si possono abolire le tasse universitarie, lo dice perché lui ci vorrebbe “Liberi e Uguali”; voglio credere che sia la voce dell’ingenuità, della quasi verginità politica di un uomo per bene, ma dubito. In un paese così diseguale, cosi dannatamente spaccato in due, dove c’è chi gode e chi arranca, chi fa manbassa e chi viene derubato, nessuno è libero e tutti sono uguali a loro stessi. E ha perso l’occasione per dimostrarsi diverso, cosa che lo avrebbe reso più appetibile agli occhi di chi, come me, dell’eguaglianza ne ha piene le scatole. Abolire le tasse universitarie in un paese in cui di fatto si sono aboliti i diritti fondamentali del cittadino è l’ennesima offerta valida fino a domenica, una domenica a caso. Per essere liberi e uguali avremmo bisogno di riavere una scuola che funzioni fin dalle primarie, con la carta igienica nei bagni, col materiale didattico gratuito, con i termosifoni funzionanti d’inverno, con le mense gratuite per i bambini di qualunque razza, religione o reddito. Insomma, una scuola che ripristini il diritto fondamentale allo studio.

Quindi da cosa dovrei lasciarmi appassionare? Non demordo, qualcosa apparirà. Qualcosa prima o poi ci sarà capace di ridestare tutta la mia curiosità, la mia voglia di tornare alla politica attiva, la mia voglia di lottare. Chissà, magari quando avranno eletto berlusconi presidente, e sarà fatto ministro della Giustizia Marcello Dell’Utri. Perché in Italia, tutto può accadere, pure di più.

Rita Pani (APOLIDE)

 

 

 

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