Il signor Carlo P. e l’attentato di Madrid (sic!)

Scrivo. Non ne avrei voglia, ma scrivo. Pazienza il cortisone, al diavolo la depressione, ignoro le ultime tre notti passate in bianco. Urge che io scriva, perché devo una risposta al Signor Carlo P. Minaccia di smettere si seguirmi e acquistare i miei libri “togliendomi così il pane dalla tavola” (sic!) se non mi affretterò a prendere posizione “contro l’attentato di Madrid” (arisic!).

Il cortisone mi dà un momento di tregua, ma con questo caldo e tutto il resto come vorrei continuare a star qua ad oziare, a pensare alle polpette che farò per cena, a limarmi le unghie, a giocare a Pearl’s Peril.

Carlo carissimo: Barcellona. L’ultimo attentato è stato a Barellona, anzi no. L’ultimo è stato a Turku, ma non si faccia sviare dal suono. Turku è in Finlandia. È successo ieri, ma già non se ne parla più. Per i giornali c’era più roba a Barcellona, tanta roba. Pasto per avvoltoi in abbondanza, tra sangue innocente e storie d’amore e di morte su cui ricamare. Le chiedo gentilmente il permesso di prendere posizione anche verso l’attentato di Turku, quindi. Non si dispiaccia, è che da sempre ho odiato ogni gesto teso ad utilizzare il terrore come merce di scambio; il solito baratto con la nostra libertà.

Già che mi trovo, nonostante il cortisone, il mal di testa, il caldo, i capogiri e il sonno che vorrei fare, in altri tempi le avrei chiesto di spiegarmi la relazione che intercorre tra l’accoglienza di povere anime a cui con le nostre armi e le nostre razzie abbiamo negato la vita, e la nostra colpa morale per l’attentato di Barcellona. Ma i tempi son cambiati e io, francamente non ne posso più.

Credo che la colpa definitiva di tutto questo impoverimento culturale, sia l’eccesso di intelligenza. A colpi di tastiera tutti si sentono in dovere di esibire la propria, senza modestia e senza ritegno. Nessuno ha voglia di sapere perché sa già tutto.  Negli anni ho visto atei che si proclamavano comunisti difendere le “nostre origini cattoliche”, ho letto recentemente una convinta salutista vegana domandarsi perché non avrebbe dovuto servire del prosciutto al fidanzato della figlia, onnivoro ma musulmano. Ho letto le sue precise rimostranze sulla disparità di trattamento tra i poveri africani e i poveri italiani. Non leggo più domande sull’argomento, non ce ne sono più. Un po’ come se dicessi  che i cattolici hanno tutti gli occhiali perché si sono masturbati in giovane età, per altro desiderando donne già sposate con altri uomini, e avessi la pretesta di far passare queste affermazioni intelligentissime, come se fossero un trattato di teologia.

Vorrei recuperare un po’ di semplicità: io sono atea, e quindi per me non vi è alcuna differenza tra persone che praticano religioni diverse. Le rispetto tutte in egual modo sperando di contro che anche il mio ateismo lo sia. Non penso ci siano degli dei malvagi, ma sono certa che ci siano uomini malvagi. Non credo che la malvagità sia prerogativa di una particolare etnia, ma di tanta umanità.

Ora però, sarà per via del cortisone, io non ho più voglia di risponderle, Carlo mio ex lettore. Si allontani di fretta dalle mie pagine, lasci pure i miei libri e viva sereno, io non avrò mai nulla da dire su nessun attentato, semplicemente perché non penso di poter aggiungere nulla di utile né al dolore, né allo sdegno. Mi affiderò come sempre alla decenza del silenzio, dato che non ho dei a cui rivolgermi, né vorrei trarre cibazione dal sangue altrui.

E a proposito il pane in tavola non mi mancherà. Lo compra sempre mio marito quando esce dal lavoro.

Rita Pani (APOLIDE)