Il patto dell’arancino

Seguo in streaming – non è ancora apparsa sui teleschermi italiani – una miniserie intitolata “Bad blood”; la storia cruenta e anche triste del mafioso italo canadese Vito Rizzuto. Uno degli ultimi boss che hanno arricchito la storia infinita della mafia.  Una storia triste, scrivevo, perché è finita per mano del cancro che se lo è portato via, dopo solo un anno dalla su scarcerazione, e perché la dipartita ha lasciato di lui, nella memoria collettiva ormai corrotta dalla propaganda, solo le ridicole immagini di un funerale pacchiano, e della sua bara tutta d’oro.

Poco si è parlato, poco si è scritto, e poco si sa del suo ultimo grandioso affare per il quale stava per essere indagato dalla DIA: “un contributo di cinque miliardi di Euro per la costruzione dell’ottava meraviglia del mondo”.  Il ponte sullo stretto di Messina .

Era il 2006.

Siamo nel 2017, anche se non sembra; anzi pare che l’unico vincitore in questo nuovo girone politico sarà proprio il partito dei “megliopeggisti” (lo scrivo, tanto anche la Crusca pare abbia abbandonato per sfinimento) quelli che si stava meglio quando si stava peggio, o peggio peggio. È indescrivibile il senso di vuoto provato, leggendo le parole che il vecchio impagliato è riuscito a pronunciare davanti a un folto pubblico osannante.

È interessante che ci fossero più di dodici persone, tanti mi pare siano gli uomini della sua scorta. È interessante sapere dell’applauso al solo nominare il Ponte magnifico.

È allucinante che nessuno, proprio nessuno si sia scandalizzato sentendolo riproporre il suo cavallo di battaglia: “la cura contro il cancro”, quando proprio il suo governo decretò la fine dell’assistenza sanitaria gratuita. E peggio, sviluppò il sistema di corruzione e razzia della sanità privata, regalando soldi a bastardi megalomani, come quello che spese milioni per la voliera di pappagalli nella cupola di vetro di un rinomato ospedale milanese.

Siamo nel 2017, scrivevo, ma sembra un 2006 più brutto.  Io ancora nel 2006 riuscivo a formulare una teoria, ad avere un pensiero lineare su tutte quelle brutte storie. Poteva essere l’LSD somministrato attraverso le condotte idriche, poteva essere un esperimento alieno, un universo parallelo dove eravamo stati esiliati a nostra insaputa, ma oggi davvero non saprei più spiegare nulla.

Non ho più idee sul perché né sul come tutto ciò sia possibile. Mi attengo ai fatti, e cercherò di smettere si analizzarli anche solo per diletto. L’unico cruccio è sempre lo stesso, dato il mio amore per i libri: il futuro dei nostri nipoti, che un giorno dovranno spiegare, stando in piedi davanti alla LIM, cos’era il “Patto dell’arancino”.

Per fortuna, io quel giorno sarò morta da un pezzo.

Rita Pani (APOLIDE)

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>