Haid, tre chili e cento grammi

Non ci hanno mostrato la foto del cadavere di Haid, morto di fame a tre mesi su una nave nel Mediterraneo in burrasca, e quindi Haid non è esistito abbastanza da adagiare la sua memoria sulle nostre coscienze. Però è facile immaginarselo Haid, che a 3 mesi pesava tre chili. Un mucchietto di ossicini con gli occhi grandi; io me lo immagino così, tra le braccia della madre.

L’ho cercato sui giornali per due giorni, ma non c’era tanto di lui. Solo una notizia – che continua in abbonamento – su La Stampa, e io l’abbonamento non lo ho, quindi non ho potuto saperne di più. Purtroppo stiamo attraversando quel tempo in cui le notizie vengono scelte dalla propaganda, funzionali al talent show elettorale a cui siamo sottoposti, e Haid in questo momento non era utile a nessuno.

Un bimbo di tre mesi che muore di fame in un mare dal quale non può essere salvato non è di destra né di sinistra in questo momento di saldi elettorali. A destra disturba chi ci vorrebbe far credere che egli sia il male assoluto solo per il colore della sua pelle e il viaggio disagiato che la fame gli ha imposto, a sinistra (termine improprio che uso solo per convenzione, sapendo benissimo che sinistra è tutta un’altra cosa) dà disturbo perché potrebbe far sorgere tutta una serie di domande etiche e morali sulle politiche razziste applicate negli anni, cavalcando ideali di razzismo.

Ho atteso per due giorni di sapere di più della vita di questo bimbo eritreo, ma è morto sfortunato, in un tempo in cui più importante di lui c’erano i nostri soldati – orgoglio italiano – che dovevano partire per portare un po’ di pace, bombe e democrazia per aiutare quelli come lui a casa sua.

Così piccolo, questo bambino, è stato comunque troppo ingombrante per essere adagiato sulle nostre vite anche solo per quei pochi minuti che spendiamo per leggere un articolo di giornale. I nostri giorni ormai sono dedicati al nulla di questa farsa elettorale, e non possiamo essere distratti dalle promesse e dalle rivoluzioni annunciate da qualunque imbonitore più o meno criminale che trovi spazio nella stampa e nelle televisioni.

Sarebbe stata dirompente la voce del bambino morto di fame in un mare in cui le ONG non possono più navigare. Sarebbe stato devastante ricordare che ormai può partecipare al banchetto di anime solo chi accetta di avere le armi a bordo, per difendersi dalla disperazione altrui da ricacciare indietro, là da dove era partito.

Ma è stato un silenzio inutile, quello costruito intorno alla morte di un bambino ucciso dalla fame di sua madre dopo mesi di viaggi verso il miraggio della vita. Anche se lo avessero gridato ai quattro venti, il dolore, la pena e lo sdegno avrebbero trovato posto solo nelle persone che una coscienza la hanno, e non di certo in chi, ancora, di tanta morte e disperazione si nutre per una poltrona comoda e una miserabile sopravvivenza politica.

Haid è un bambino di tre mesi, che pesava tre chili e cento grammi, assassinato dal razzismo.

Rita Pani (APOLIDE)