Goro Italia

La verità è che per porsi ritti in piedi dinnanzi alla verità, ci vuole forza, stomaco e coraggio. La verità è che ci sono molte Goro e Gorino in tutta Italia. Un po’ più scaltre, forse, un po’ più accorte. Quel che ha disturbato sono quelle barricate che nessuno ha voluto sfondare, o la festa dei miserabili cittadini che avevano vinto la disgustosa battaglia. La verità sbattuta in faccia a tutti noi, che ci dice chiaro quel che tutti sappiamo: “siamo troppo pochi rimasti umani in questo mondo che ha ucciso l’umanità”.

Resistiamo, certo, ma saremo sempre quelli che si sentiranno dire, anche in posti remoti come quello che abito io: “E allora prenditeli in casa tua!”

E a proposito del posto da me abitato, che brulica di gente che vaga persa per la città, che ti guarda con gli occhi ancora spaventati dal mare, che è già stata assoldata dai vari racket dell’elemosina che si fa ricca con la povertà altrui, che d’estate si spacca la schiena per pochi euro raccogliendo pomodori, e d’inverno si gela le mani sotto gli alberi di agrumi, vorrei dire che non è migliore di Goro, forse solo un po’ più scaltra, appunto.

“Noi siamo il sud che accoglie” leggo da qualche parte; e tutta l’indignazione che ne segue. Ma non è proprio così, o almeno non è sempre così.

Qui il bene si fa in silenzio, ma si strillano anche le barricate che poi vincono in silenzio.

Qui, nel quartiere di Archi, dove l’acqua non arriva nelle case, dove le strade sono solo un’ipotesi di viabilità, dove ancora è usanza abbandonare i rifiuti nella fiumara, dove le mafie sono invisibili agli occhi, poste in bella mostra nella bruttura urbana, nell’inciviltà manifesta di chi non conosce regole del vivere comune, dove l’occhio si deve per forza abituare a non guardare e l’uomo sa che deve chinare la testa, nemmeno una settimana fa la gente è scesa in piazza.

Non per rivendicare il proprio diritto alla vita, non per esigere l’acqua, non per richiedere l’asfalto, non per riportare ad una dimensione umana le strade che abita, ma perché venisse chiuso il centro di accoglienza dei minori migranti.

Noi che “in casa nostra li prenderemmo se solo ce lo permettessero”, siamo rimasti così: con le braccia a terra e lo sdegno nel cuore, esattamente come siamo rimasti dinnanzi alle barricate di Goro. Ugualmente persi e vinti.

A Goro le barricate non sono state travolte, quei probi cittadini (quanti di loro sfrutteranno una badante, un operaio o uno schiavo?) non sono stati cacciati. Le donne e i bambini sono stati portati altrove, accolti in altro luogo, si spera più sano e civile.

Esattamente come qua. Due giorni dopo le proteste dei cittadini alcuni pullman carichi di giovani vite son partiti e nessuno sa per dove, restituendo alle mafie e al nulla un giardino di erba secca ed una struttura da lasciar morire abbandonata. Ma con scaltrezza, la vittoria è arrivata in silenzio e persino l’indignazione di chi ancora resiste all’abominio di tanta disumanità è stato messo a tacere.

Rita Pani (APOLIDE)