Fertility day (dona figli alla patria)

Istituita a Maggio scorso, il 22 Settembre sarà la Giornata Nazionale della Fertilità, fortemente voluta dal ministro Lorenzin. Molte iniziative per insegnare alle donne “quelle ancora in tempo” o comunque molto giovani, a prendersi cura della propria fertilità.

Lo slogan è inquietante: “Difendi la tua fertilità, prepara una culla nel tuo futuro”, ma comprensibile dati i tempi che ri-viviamo,  perché vagamente ricorda quell’altro altrettanto abbietto che invitava a “donare figli alla patria”.

Il “Fertility day” (sic!) sarà occasione di incontri nelle scuole (propaganda) nelle piazze e nei teatri, per (copio):

1) Informare i cittadini sul ruolo della Fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio

2) Fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la Fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell’apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale

3) Sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità per poterla usare scegliendo di avere un figlio consapevolmente e autonomamente

4) Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione

5) Celebrare questa rivoluzione culturale istituendo il “Fertility Day”, Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità, dove la parola d’ordine sarà scoprire il “Prestigio della Maternità”.

Lascio a voi ogni pensiero su questa ultima inutile e umiliante azione di governo, mi tengo il mio, rivolto al ministro Lorenzin dalla quale mi piacerebbe sapere di più sulla fornitura di assistenza sanitaria qualificata per difendere la fertilità. Spero non sia pari a quella offerta per la prevenzione dei tumori all’utero, che dalla visita gratuita con pap test annuale, ora è diventata triennale anche per le persone come me, che hanno avuto un precedente e che dopo aver subito la conizzazione, sono state invitate al controllo periodico, appunto, annuale.

Parlare di questa ennesima boiata come di “rivoluzione culturale” è come sputare addosso ad anni e anni di lotte per la conquista dei diritti delle donne, come gettarli al cesso insieme a tutte le altre vittorie che un intero polo aveva conquistato. Anche quello di potersi salvare la vita gratis.

E spero che nelle scuole non si debba insegnare alle ragazze a non usare il preservativo o la contraccezione per favorire la propria fertilità, perché sarebbe più grave dell’opuscolo che tempo addietro avrebbe voluto insegnare ai ragazzi, che per salvarsi dall’AIDS non c’era altro modo che la castità.  Sarebbe una propaganda assai più criminale.

Rita Pani (APOLIDE)

 

One response on “Fertility day (dona figli alla patria)

  1. C’è stato un tempo che i proletari possedevano una sola ricchezza: appunto la prole. E ne mettevano tanti al mondo di figli perché la mortalità infantile era altissima e correvano il rischio di rimanere senza la prole che era la loro unica assicurazione per una vecchiaia di sopravvivenza. Certo ogni figlio era una nuova bocca da sfamare, tanto che per consolare le povere madri relegate nei latifondi, lontane da una qualsiasi pur minima assistenza (nemmeno di una levatrice) la “padrona” appunto le diceva:
    “Meglio così… una bocca in meno da sfamare”.
    E senza voler accennare alle tante morte di parto.
    E se sembra finita per l’Itali questa pratica dell’assicurazione per una miserabile vecchiaia, essa certamente è ancora largamente presente nei paesi più poveri, come dimostra la mssiccia migrazione di carne giovane (bambini anche non accompagnati) verso l’Europa creduta ancora regione ricca di opportunità di lavoro (le opportunità ci sono eccome!. lavoro in nero che non basta nemmeno alla sopravvivenza dei moderni schiavi).
    E venne il tempo delle milioni di baionette, e con essa anche una certa assistenza alle mamme, infatti alto era il bisogno di carne da cannone… e il serbatoio si sapeva dove trovarlo (fu istituita addirittura una tassa sul celibato).
    E sempre dallo stesso deposito poi la carne fu recuperata per esportarla a promuovere la ricostruzione e il miracolo economico (ricordiamoci anche il baratto: carne in cambio di carbone).
    E arrivò l’epoca della libertà sessuale (finalmente!), e contemporaneamente la contestuale condanna di qualsiasi forma anticoncezionale a prevenire gravidanze non desiderate. E fu il boom di ginecologi abortisti illegali e mammane, con il corollario di migliaia di morte per aborto settico. Ed era altresì proibita anche l’informazione sessuale (finanche il calcolo secondo Ogino knaus fu proibito dalle autorità ecclesiastiche… Ogino Knaus? Ma cos’è? Qualcosa che si mangia?).
    Evviva il sessant’otto con il femminismo; l’emancipazione della donna; la legalizzazione dell’aborto… ma non venne meno nel “senso comune” la criminalizzazione delle donne abortiste (le più povere e le meno informate); e ancora nessuna informazione sugli anticoncezionali. Ma almeno non ci furono più tante morti da aborto settico.
    Ma anche questo sta andando a puttane per l’ormai dilagante “obiezione di coscienza”, così che molti ospedali non sono più in grado di garantire il diritto all’aborto per legge.
    E a ‘sto punto, la ciliegina sulla torta: il fertility day.
    Riprendetevi, donne, il vostro ruolo di procreatrici (nutrimento alla patria… come Marianna); donate carne patriottica; tornate a essere “l’angelo del focolare”; onorate il marito; nutrite la prole… eccetera. Ma cosa ci faranno quel giorno, il fertility day, le donne che hanno consapevolmente scelto di non procreare; e quelle che non possono procreare per motivi economici; e quelle non fertili per i più vari motivi e per età (queste si mettano l’anima in pace, e tranquille accettino che vi sia un controllo solo ogni quattro anni da un episodio oncologico

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