Eutanasia

Eutanaṡìa s. f. [dal gr. εὐϑανασία, comp. di εὖ «bene1» e tema di ϑάνατος «morte»]. – 1. Nel pensiero filosofico antico, la morte bella, tranquilla e naturale, accettata con spirito sereno e intesa come il perfetto compimento della vita. 2. Morte non dolorosa, ossia il porre deliberatamente termine alla vita di un paziente al fine di evitare, in caso di malattie incurabili, sofferenze prolungate nel tempo o una lunga agonia; può essere ottenuta o con la sospensione del trattamento medico che mantiene artificialmente il paziente in vita (epassiva), o attraverso la somministrazione di farmaci atti ad affrettare o procurare la morte (eattiva); si definisce volontaria se richiesta o autorizzata dal paziente.

Basterebbe sapere ciò di cui si parla, per trovare il coraggio di tacere se non si ha nulla da dire. Ma il nostro è il paese che confina con quello di Dio e dove troppo spesso si parla a sproposito in suo nome, inneggiando alla vita e citando Hitler nella stessa frase, senza vergogna perché senza intelligenza alcuna.

E’ il paese in cui siamo abituati ad assistere a crociate bislacche, condotte da pervertiti o nazisti, da esaltati privi di ogni capacità di discernere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è. Gente che brandisce la croce per irretire povere menti incapaci.

Non siamo nuovi a doverci rattristare per la miseria dell’inciviltà che ci circonda; ricordo ancora il popolo di Dio che marciava portando panini con mortadella e bottigliette d’acqua a Eluana Englaro – povera ragazza – alla quale non venne risparmiato nemmeno un momento di sofferenza, giacché “aveva ancora le mestruazioni e quindi avrebbe potuto avere dei figli” disse un vecchio pervertito timorato di Dio.

Ricordiamo sempre mestamente i funerali negati a Piergiorgio Welby, reo d’aver voluto smettere di soffrire, e quindi colpevole di non aver vissuto tutta la sofferenza che questo Dio buono e misericordioso aveva in serbo per lui.

Oggi tocca a un giovane uomo che ha scelto di porre fine alla sua sofferenza, diventare ostaggio del falso bigottismo (io non credo che certa gente sia cristiana, penso che sia soltanto gente frustrata in cerca di una leadership qualunque capace di farla esistere con tutta la sua inutilità). Avrebbe potuto essere l’ultima voce che grida il bisogno di esseri liberi di morire con dignità, quella finalmente ascoltata da un paese che dice di voler cambiare, ma a cui fa comodo restare esattamente dov’è , concentrato sull’interesse di pochi a scapito dei tanti che si dimenano per vivere, e alla fine devono emigrare anche per poter morire.

Rita Pani (APOLIDE)

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