Esattamente, come si fa a sopravvivere?

 

Guardo il mondo e me lo chiedo, guardo il mondo e chiedo scusa per non aver fatto abbastanza per poterlo salvare. Guardo il mondo e so che diventerà un posto sempre più piccolo e angusto, dove piano piano verrà a mancare l’aria.

Non è facile sopravvivere in un mondo in cui la vita è governata dalla morte.

Aleggia su noi, ci brandisce, ci fa sentire il suo odore.

La gente ha paura dell’ISIS, e anche i nostri aerei probabilmente andranno a bombardare la Libia, benché costituzionalmente, noi, si ripudi la guerra. Perché la gente che vuole vivere teme che l’ISIS la vita gliela tolga.

Lo dice un sondaggio, non me lo sto inventando io: la nostra paura è l’ISIS.

E la stampa ci dice che i terroristi arrivano dalla Libia, travestiti da migranti. Così che domani nessuno possa chiedere conto dei morti che faremo. La fame che daremo.

Oggi a radio diceva che a Londra un ragazzo ha accoltellato la gente a caso. Uno squilibrato, ma … ma bisogna vedere che non sia un terrorista.

Non è facile sopravvivere in questo mondo ammalato di morte.

I bambini di Aleppo stanno morendo di fame.

Chi dà terrore cos’è se non un terrorista?

Ogni volta che sento dire ISIS, o leggo ISIS mi ricordo di al Qaeda. Ricordate? Era l’altro ologramma proiettato dall’America guerrafondaia col culo per terra, che aveva necessità di risollevare le loro sorti, di riempire i serbatoi delle loro macchine grosse e potenti. Volevano farci vivere nel terrore, fecero le guerre, inventarono Osama bin Laden, poi lo uccisero e, senza mostrarlo alle telecamere lo inabissarono in mare. Vincitori. Pacificatori. Salvatori del mondo che non avevano annientato abbastanza.

Non è facile sopravvivere in questo mondo. È viziato dalla morte.

Muori soprattutto se lotti per la vita.

(Pensieri sparsi di una che sempre più si sente APOLIDE)

Rita Pani

One response on “Esattamente, come si fa a sopravvivere?

  1. Nella mia lunga vita con tanta fatica; lavoro; risparmi anche crudeli, credo di aver raggiunto un modesto scopo. Da questo punto di visto potrei, forse, anche ritenermi moderatamente soddisfatto, ma non ho mai avuto chiaro il senso del vivere, del senso del vivere, così che sono andato avanti su piani contraddittori, tra la tendenza ad una certe affermazione di me stesso e una costante pulsione alla perdita de mio io:“cupio dissolvi”.
    Ora, aggiunta la “bella età”, non dovrei aspirare ad altro che a un riposo totale, se non fosse che, in un momento di debolezza, e pressato da una famigerata tempesta chimica, fui “costretto” a sottoscrivere un ingenuo patto con la vita… che già allora presentava premesse non rassicuranti. Con questo ingannevole patto mi son anche caricato di responsabilità, così che mi tocca sopravvivere e rinunciare con sempre più grave sofferenza alla pulsione di un ritorno all’inerzia del nulla inorganico.

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