Conosco una donna

Conosco una donna …

Lei lasciò la sua casa, la sua terra e i suoi affetti, con un dolore che le spaccava il cuore, qualche Euro in tasca e la promessa di un lavoro. Se lo ricorda ancora quel pomeriggio d’inverno, si ricorda il peso della valigia che non riusciva a trascinare, e il vento che le gelava le lacrime che non riusciva a fermare ogni volta che la vocina della sua bambina che la salutava stringendola  forte con le sue piccole braccia e le manine calde, le rimbombavano nella memoria.

Si ricorda molto bene quel dolore, perché se pure di anni ne son passati tanti, lei lo ha ancora dentro. È là, vive con lei e a volte, piano, la uccide togliendole il respiro.

La promessa del lavoro arrivò, ma non la aiutò mai a mantenere le promesse che lei aveva fatto a se stessa e a quella bambina che per ultima le aveva urlato: “Io ti aspetto qua”.

La sera, quando il buio le dava la giusta discrezione per proteggere la propria dignità, parcheggiava la piccola utilitaria accanto alla casa di un amico, troppo piena per poter ospitare anche lei. Fumava una sigaretta e piangeva, fino a quando la spossatezza le imponeva di chiudere gli occhi, a volte persino di dormire. Dopo tre mesi e mezza, per la prima volta ebbe nuovamente un letto su cui dormire, e non riuscì a farlo, fino a quando non si mise a sedere.

Ci vollero due anni almeno, prima che lei riuscisse a ritrovare un poco di stabilità, ma imparò a dar retta alle priorità e comprese – per esempio – che le leggi tutelano le donne, se le donne hanno i soldi per pagare gli avvocati, che il gratuito patrocinio non è per le donne che hanno un lavoro, che denunciare le violenze subite da un marito – all’epoca – non era sempre fattibile, che le donne a volte, devono aiutarsi da sé, e soprattutto capì che la disperazione fa fare incubi travestiti da sogni.

Poi perse il lavoro. Ne trovò un altro che ridimensionò le promesse, che le rubò un altro pezzo di cuore, e lo perse ancora. Ne trovò un altro, sempre meno promettente, e ancora e ancora. La vita andava, e promesse non ne fece e non se ne fece più.

La lezione più grande che ebbe, un giorno in cui il dolore le stava dando brutti consigli, fu quella con la quale imparò a non parlare mai con nessuno della sua vita, di ciò che le aveva tolto, e dato, e insegnato. Perché di tanto dolore, la gente si spaventava, e non lo capiva; quindi per sentirsi al sicuro, lo allontanava. Lasciandola sola a guardarsi smarrita. Non ne parlava mai, nemmeno quando ormai poteva essere solo un ricordo lontano.

Conosco una donna che oggi s’è presa un attimo per leggere la storia del comico di Zelig, che per “qualche notte ha dormito in auto”, e che ha letto le dichiarazioni dell’avvocato della moglie, lasciata per anni a crescere i suoi figli da sola e senza alcun aiuto economico, nonostante avesse una tutela legale, e poi le centinaia di commenti solidali verso il comico di Zelig – che necessità di solidarietà … e ancora insulti alle donne, parassite. Donne profittatrici. Donne – sempre e comunque puttane.

Conosco una donna che conosce la dignità.

Rita Pani (APOLIDE)