Col cappio al collo

Ci hanno tolto i diritti, e fidatevi se vi dico che nessuno ce li restituirà più. Anzi, via via, toglieranno anche gli ultimi rimasti, perché con noi è facile. Non dovranno faticare tanto.

Ho letto con interesse la proposta di salvataggio dell’Electrolux, con l’applicazione dei “contratti polacchi”, in Italia. Ossia: “se volete lavorare, lavorerete di più ma lo stipendio sarà decurtato del 40%”. Dopo qualche pacato mormorio, stanno arrivando i primi “beh certo, ma, però … se vogliamo lavorare ci dobbiamo accontentare”.  E segneranno il cammino per il nuovo destino di schiavitù e sfruttamento, in questo paese strozzino, che pone il cappio al collo del suo cittadino, stringendo il nodo sempre più, giorno dopo giorno, fino a togliere il respiro.

“Perché c’è la crisi”, ci hanno insegnato, e la lezione l’abbiamo imparata tutti. Prima loro e poi noi.

Quindi nessuna sorpresa se capita a un trentenne di recarsi speranzoso al primo colloquio per un lavoro di educatore in una struttura della Santa Romana Chiesa, finanziata dalla Regione. Le chiacchiere conoscitive scorrono gradevoli, poi il ragazzo prende coraggio e s’informa: “Quanto guadagnerei?” Sì, il condizionale è d’obbligo in questo frangenti, perché la risposta è condizionata: “Eh, le devo dire che siamo indietro un anno con i pagamenti. Sa, la Regione i soldi non ce li dà, e anche quando ce li manda, prima di tutto vengono i ragazzi.”

Poi, il secondo colloquio, quello per i titoli: “Un curriculum eccellente, quindi se volesse iniziare la prova … la prova è di 15 giorni a titolo gratuito.”

“Sì, però padre non mi ha ancora detto, quanto guadagnerò.”

“Figliolo, forse non hai capito. Questo è un lavoro che si deve fare per vocazione.”

Ha avuto una grande vocazione di spedire il prete a fare in culo, il ragazzo. È bene dirlo. Ma il prossimo? Magari accetterà, con la pia illusione di poter fare una vertenza sindacale, sperando di poter avere indietro ciò che ha speso di fatica, di impegno e dedizione. Proprio come se avesse ancora quel diritto.

Ma è una storia che viene da lontano, da quando ci insegnarono che eravamo alla canna del gas, che l’unico impegno nella vita di un uomo fosse la mera sopravvivenza. E quindi si iniziarono a proporre lavori pagati a due euro e cinquanta all’ora, e la stretta del nodo al collo che si faceva sentire, obbligava ad accettare. Poi venne la dismissione del sindacato, sul modello Marchionne, che oggi vince la sua piccola guerra, trasferendo la sede legale all’estero, evitando quindi anche di pagare le tasse in Italia – perché dei diritto non se ne parla, ma i doveri restano tutti a noi.

E lo stesso modello è stato poi applicato al diritto fondamentale per la democrazia: il voto. Tolto quello, nessuna guerra di liberazione ci ha salvato. Ci è rimasta l’illusione che andare a mettere una ics su un pezzo di carta – dopo aver leccato per bene la matita – fosse la nostra salvezza. Ma era una burla, ed ora scoperta la truffa, si passa all’altro inganno.

Suvvia, siate seri! Davvero si può pensare che una legge elettorale partorita da extraparlamentari dello spessore di quel tizio, il suo complice Verdini, e il nuovo affiliato Renzi possa restituirci il diritto costituzionale alla libertà di votare – e scegliere i nostri rappresentanti in parlamento?

E almeno questo cappio me lo son tolta da un po’. Non farò mai finta di andare a votare.

Rita Pani (APOLIDE)

3 responses on “Col cappio al collo

  1. Tutto ciò che stà accadendo,è stato detto e ridetto in tutti i “linguaggi”e non solo.Il problema è;cosa vuoi mettere sul piatto del confronto con lo stato la finanza e tutti gli altri sciacalli,della tua vita? Ilresto sono chiacchere,oppure coda in mezzo alle gambe e camminare veloci alla linea,perchè ci sono già altri/e che aspettano di essere schiavizzati/e concretamente,visto che mentalmente già lo sono. Occorre organizzare costruire concretamente la capacità di arrestare questo sfacelo.Non certo con gli attuali attori ,che altro non sono che un livello inferiore a chi sta direttamente nella regia di comando.Occorre costruire la capacità di dare risposte concrete alle loro porcate concrete.Ciò che stà accadendoè il proseguo di ciò che è avvenuto diversi anni fà,quando fu sconfitto in questo paese,ma non soo quà,la possibilità di superare questo orizzonte concluso capitalistico,quest’assetto socioeconomico che ci sta impoverendo culturalmente prima che economicamente.Occorre interrogarsi e prendere il coraggio fra le proprie mani non delegando più nessuno ma partecipando al processo di trasformazione che veda in primis gli interessi dei cittadini,non le grandi famiglie di sfruttatori di ogni razza ed etnia.Occorre rivoluzionare il nostro modo di vedere ed accettare l’inaccettabile,non dimenticandosi MAI ciò che i nostri padri,nonni hanno dovuto subire e poi fare per poter dare ha noi la possibilità di essere soggetti consapevoli del nostro destino sensa delegarlo a nessuno.Ciao a tutti e buona sorte.

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  3. Sono stremato per i troppi anni di incazzature feroci e senza soluzione. pensavo di aver visto tutto durante i miei 66 anni.Ho dovuto ricredermi. Siamo il paese dei paradossi, dei disonesti ,degli mevasori. Adesso abbiamo anche l’accoppiata Renzi – Berlusconi. per non farci mancare niente. Mi credi se ti dico che faccio fatica a dire ancora la parole “s………inistra”. UN salutone.

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