Ci volevamo estinguere

Abbiam gridato tanto: “All’estinzione!” che forse un dio malvagio e dispettoso ci ha ascoltato. Diversamente non si potrebbe spiegare questo tempo di tanta stupida ignoranza. Più annaspiamo per riemergere civili, più veniamo ricacciati giù, nel fondo della melma.

Politicanti, vecchi saltimbanchi in disarmo, soubrette avanti col tempo e dimenticate, ragazzini aizzati come cani contro il mondo, instupiditi dalla propaganda, liberati da un algoritmo incapace di far di conto, reggono le sorti della nostra umanità, uccidendola e calpestandola, giacché i bravi maestri, ormai, son tutti morti senza far testamento, lasciando ammuffire la loro eredità.

Gridavamo all’estinzione, ma in fondo al nostro cuore riponevamo un barlume di speranza nella nuova gioventù, e non appena la gioventù mostra le sue tenere treccine e il suo visino deciso e mai commosso: “Sbam!” Si tenta d’abbatterla, quasi come se si avesse invidia del domani che non ci apparterrà.

Si piangevano i morti nel mare. Si faceva appello all’umanità. Si urlava che umani ci si doveva restare. E che c’è da dire che non si sappia già? Il capitano ha vinto la guerra, niente più sbarchi, niente più neri a rubarci le donne, le figlie, il lavoro e la fragilità. Il silenzio copre gli ultimi quarantacinque esseri umani morti in mare, il silenzio cancella la loro e la nostra esistenza. Il rumore delle ruspe di San Ferdinando è l’inno glorioso della guerra combattuta e vinta su Twitter e su Facebook. Non fa rumore il telo di plastica che oggi, proprio là nella Piana, copre ancora le anime perse degli schiavi necessari alla ricchezza della mafia, che tutto controlla e tutto governa. Anche il silenzio del capitano.

Siamo tutti antifascisti. Resteremo antifascisti! E noi siamo anche partigiani, oltre che umani. Lo siamo restati anche quando ci hanno (vi hanno? Hanno?) insegnato che il fascismo non esisteva più, che destra e sinistra ormai… che tutto era uguale … che la politica non deve interessare… Così, da che era un solo imbecille male in arnese e fatto di Tavernello, a dire che “mussolini ha fatto anche cose buone”, ci ritroviamo a sentirlo dire al presidente del Parlamento Europeo, un italiano, berlusconiano, evidentemente fascista e vergognosamente rappresentante del nostro popolo, che se solo avesse memoria, o studiato la storia…

E le donne. Le donne. Le scarpe rosse. Il femminismo di ritorno. La presa di coscienza. Lo sdegno e il dolore per tante morti assurde, per tante donne ammazzate e gettate via come spazzatura, come cose inutili.  Noi donne, ancora impegnate ad educare gli uomini ai sentimenti, alla delicatezza dei gesti, votate a risanare gli animi distrutti di uomini incapaci. Anni e anni di parole cancellate come le scritte della storia sui muri di Roma, da questo periodo decadente e barbaro, che sparge il su pus su tutte le cose. Sui giudici che si sentono liberi di non giudicare (se picchi tua moglie di tanto in tanto, non si può parlare di maltrattamento), sui politicanti crociati, che agiscono in nome di Dio: se fai figli e non vai più a lavorare ti diamo 1.000 euro (la batteria di pentole non è in omaggio). Se sei brutta menti perché nessuno ti violenterebbe mai, se sei donna, insomma, un po’ te lo devi aspettare, perché l’uomo è cacciatore quando è italiano. Se è straniero allora è un bastardo assassino.

Ci volevamo estinguere, e ci siamo estinti. Son rimasti in piedi solo loro, virus non debellabili, con il loro veleno per il quale pensavamo, sbagliando, d’aver trovato l’antidoto: il sapere.

Ma ormai chi sa, soffre, chi ignora contagia e si lascia contagiare.

Portiamo noi stessi incontro alle treccine, ai brufoli, agli apparecchietti sui denti, ai capelli tagliati a cazzo. Non lasciamoli soli, proteggiamo il domani dal contagio.

Rita Pani (APOLIDE)

 

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