Caro forconiano

Va bene, mi dico sorridendo, tanto siamo all’assurdo conclamato, e quindi non si può far nulla se non sorridere. Mi scrive un “forconiano” che dovrei assumermi la responsabilità di aver remato contro la rivolta. In vero, la citazione non è alla lettera, ma oggi sono stanca ma serena, e quindi sorvolo sulla neo lingua, che molto aggettiva sull’essere donna, in un’ottica che sempre più si propaga, dimostrando – qualora ce ne fosse bisogno – quanto si sia poco attenti e propensi all’evoluzione della nostra stessa civiltà.

Mi piacerebbe molto potermi assumere il merito – e non la responsabilità – della fallimentare esperienza rivoltosa, ma ahimè sarebbe stupido da parte mia, e disonesto, vantarmi di meriti che non sento d’avere.

In fondo, vedere la pochezza della folla,ha riacceso in me un poco di speranza e di sollievo, portandomi a pensare che l’italiano, poi, non è così cretino come pochi vorrebbero farci credere.

Mi piace pensare che nonostante tutta la carestia, che ci impone una vita disumanizzata, nonostante il poco interesse verso “la libertà di pensare e discernere”, siano ancora oggi maggioranza coloro che credono che nulla possa giustificare davvero il ritorno ai tempi bui, che vi assicuro farebbero apparire i nostri giorni, luminosi e profumati di primavera.

So che non sarà questo il giorno in cui si comprenderà che costruire su macerie, può portare solo a un crollo futuro, e so bene – il realismo non mi difetta – che tanto tempo ancora dovrà passare, perché da popolo ci si possa vestire, con tutta la fatica che questo comporta, esigendo i diritti ed essendo ligi ai doveri. Temo anche che non conoscerò – e nemmeno so se questo avverrà mai – il giorno in cui adempiere al proprio dovere sarà cosa da fare a cuor leggero, certi di poter ottenere in cambio, il proprio diritto.

Il problema è – caro il mio forconiano, che peraltro scrivi da Sarzana, segno evidente che nemmeno tu eri a Roma – che come scrissi qualche giorno fa, non si va alla rivoluzione guidati da un branco di fascisti riciclati. La “gente”, quella per bene, indignata, incazzata, preoccupata, avvilita, ma non ancora “gentizzata” da capipopolo aspiranti imperatori, riesce ancora a comprendere l’importanza dell’intelligenza che progetta per creare.

È evidente anche, che chi in passato calpestava palchi convinto di aizzare le folle, invocando camere a gas, e rastrellamenti sommari, chi rimpiange la merda di mussolini, chi è convinto che il futuro possa donarcelo una giunta militare, è ancora giustamente inviso a un popolo che nonostante tutto, riesce ancora ad avere un rigurgito di dignità.

No, non credo di aver alcun merito, ma oggi mi sento orgogliosa di far parte di quella categoria di persone che zitta, non ci starà mai, a costo di perdere ancora, persino gli amici – che di cose non ne ho più, ma mai, mai e poi mai, la propria dignità.

Quindi, caro forconiano, permettimi di salutarti a tuo modo, con lo stesso calore, ma con un sorriso: “Fottiti!”

Rita Pani (APOLIDE)