Aspettando l’asteroide

Manca meno di un mese alle elezioni, ma nulla. Nulla riesce a coinvolgermi. Al massimo talvolta mi assale il panico per un momento, quando le notizie sui giornali mi catapultano indietro nel tempo, tanto che per sincerarmi della mia sanità mentale devo buttare un occhio al calendario. Sì siamo nel 2018, indietro molto indietro nel tempo. (Millequattro, quasi millecinque.)

Qualche volta provo persino un po’ di tenerezza: c’è Potere al popolo, per esempio, che si ostina a parlare di politica, a spiegare programmi di governo a lungo termine; fanno piani di risanamento di ritorno alla civiltà. “Guarda!” mi dico, “sembriamo noi vecchi comunisti prima della presa di coscienza.” Prima del tempo in cui la politica venne tramutata in questo orribile teatro dell’assurdo.

Un interminabile “talent show” scritto e recitato malissimo, dove si esibiscono vecchi e nuovi aspiranti leader senza arte né parte, senza nulla da dare ma molto da pretendere.

Non c’è nulla per noi, nulla di reale o tangibile. Ci hanno affamato così che potessero poi parlare alle pance, ci hanno reso incivili così che potessero mostrarsi barbari, ci hanno reso ignoranti così che potessero esistere, finalmente liberi di essere a loro volta affamatori, fascisti e oppressori.

È tutto fermo là, alla seconda repubblica, al dopo Craxi; a riprova di quanto inutile sia stato lo sforzo della mia generazione, e di quanto sia stato grande il nostro fallimento.

Stamattina, per esempio, leggevo sui social la storia della residenza Casati Stampa rilanciata come monito da attivisti di qualcosa, per non votare berlusconi. Ho guardato l’angolo inferiore del mio computer e ho letto venerdì 16 Febbraio 2018, per rincuorarmi. Sarebbe dunque quello il problema? Una vicenda del 1974 dalla quale il criminale è uscito impunito? Se è così, si sono scordati 25 anni di storia, e si è buttato al cesso tutto il nostro declino, tra devastazioni, ruberie e mafia, e viene male pensare di potersi risollevare. Contro l’ignoranza non si può combattere.

Non c’è molto altro da dire, non c’è da discutere di sanità e cultura, lavoro e diritti; c’è solo da imbrattarsi l’anima sognando di potersi garantire una minima sopravvivenza promessa da chi riuscirà a far fuori il numero maggiore di “clandestini” (quanto odio questo termine!) o chi sarà più onesto e magnanimo con se stesso o “prima con gli italiani”, ma anche togliere qualche diritto acquisito dai gay e da chi di ha pensato che bastasse amarsi per potersi sentire “famiglia”.

Punto fermo di queste elezioni, come ormai da anni le precedenti resta solo uno: votare il meno peggio, ed è qui che vincerà ancora il peggio che nessuno riesce a immaginare. Solo esigendo il meglio, potremmo finalmente sperare di ricominciare a lavorare per un futuro dignitoso, ma anche questo ormai è impossibile grazie al “Rosatellum” – legge elettorale che pochi hanno avuto il fegato di leggere e comprendere – spiegata malissimo sui giornali con i disegnini, così che potesse rendersi digeribile anche per i più deboli di stomaco.

Torno a tacere, guardando il cielo, aspettando un asteroide.

Rita Pani (APOLIDE)