A lezione da Schettino

-          Rido. Sto ridendo. Mea culpa –

 

Stamani pensavo, leggendo i giornali, che fosse vergognoso e squalificante fregiare il criminale belrlusconi del titolo di leader. Vergognoso che incontrasse Renzi per accordarsi sulle riforme (leggi abrogazione) della Costituzione. La mia mente semplice è ferma a concetti superati, sulla legalità, sull’onestà, sulla democrazia, su tutte quelle balle antiche che ci piace ricordare e di cui ci piace chiacchierare, facendoci belli d’esser civili. Come fossero aneddoti da caminetto del “mi ricordo quando…”

Insomma, un pregiudicato che si occupa di riformare lo Stato Italiano è oltraggioso, e umiliante la legittimazione: “Ha preso tanti voti”. Come se Renzi volesse dire: “Colpa vostra che siete cretini!”

Poi mi son ricordata che siamo in Italia, ho spento il computer e ho preso a far altro.

Una sigaretta ed un caffè, e riaccendo il computer:

A La Sapienza lezione di Schettino sulla «gestione del controllo del panico»

 

-          Rido. Sto ridendo. Mea culpa –

 

«Sono qui perché sono un esperto, ho navigato in tutti i mari del mondo e so cosa comportarsi e come reagire»

 

Giuro! Pensavo fosse una bufala messa on line da qualche buontempone annoiato, in questa estate indecisa. Pensavo fosse una sorta di parodia al film “L’aereo più pazzo del mondo”. Ho controllato e ricontrollato, e davanti alle conferme della follia mi son ricordata che siamo in Italia, e che quindi è possibile anche affidare l’insegnamento della gestione del panico, ad un codardo assassino che è fuggito dal luogo in cui aveva appena procurato una strage.

Alla fine della lectio magistralis, ha ricevuto anche un titolo accademico. Potrebbero sprecarsi le battute, e molte me ne sovvengono, ma non riesco a scriverle smettendo di ridere davanti alla memoria di tanti morti innocenti.

Ma forse non è follia, è qualcosa di peggio, di più orribile. Inaccettabile per i pochi che ancora conservano una coscienza, una certa sensibilità. È l’impoverimento culturale al quale non riusciamo a ribellarci, continuando a stare immobili davanti agli schermi della tv che trasforma maniaci sessuali, pedofili e ladri in Presidenti, Leader. Madri assassine in martiri. Giovani assassine in star. Criminali codardi in professori universitari. Che guida i deficienti ad andare a fare “selfie” dinnanzi alla “casa degli orrori” o nei “luoghi delle catastrofi”, o invita a pagare per una cena romantica che offre nel suo panorama la vista del relitto di una nave, che comunque è stata anch’essa “luogo della tragedia”.

 

Forse è vero che non esiste né lo spazio, né il tempo, che siamo solo proiezioni di qualcosa, ma di qualcosa di orribile sempre più miserabile. Non c’è più limite, non c’è più vergogna, non c’è più coscienza.

 

Rita Pani (APOLIDE)