3 voti una dentiera, 5 una vaginoplastica o un allungamento del pene

La sintesi è: viviamo in un paese che muore di fame, al quale si promettono dentiere. E sì, lo ha fatto davvero. In realtà dovrei  scrivere l’ha fatto di nuovo. Già una volta, il debosciato tirò fuori dal cilindro le dentiere gratis, ma erano riservate ai soli fortunati vincitori del terremoto de L’Aquila. I vecchietti, che le avevano incautamente lasciate dentro il bicchiere, sul comodino, finito sotto le macerie.

Ora so che la gente inizierà ad imprecare, a dire che non è possibile, che dovrebbe essere in galera,che bisogna cambiare la classe dirigente, che … TUTTI A CASA. Lo comprendo, è umano, ma tanto, tanto inutile, perché in fondo è quello che ci si merita, e pure se cancellassimo questo vecchio debosciato dalla nostra storia, non è meglio l’altra che si sta scrivendo, tra quell’altro che promette una riforma al mese, o gli altri che non promettono nulla perché tutto vogliono tranne governare, se non dopo aver consegnato lo scettro al nuovo imperatore unico – cosa che per fortuna la Costituzione ancora vieta.

Scrivo subito, a scanso d’equivoci, che risposte non ne ho, e nemmeno ricette, e neanche più idee se non quella che sempre più brucia dentro me, ossia di andare a vivere in ciabatte sulla riva di un mare lontano, dove possibilmente non arrivi l’eco del vociare del mondo. Perché non provo più stupore, perché sento la dannazione di chi continua a vedere in un mondo di ciechi.

La sostanza è che se ancora si possono promettere dentiere, e avere così la certezza di guadagnare qualche seggio al parlamento europeo, il problema non è lui ma chi ancora va a votare. Chi ancora conserva il certificato elettorale in un cassetto della propria casa, chi ancora si illude che il voto sia un nostro diritto, e non un abuso subito.

Il buon senso mi porterebbe a porre una domanda, semplice e devastante: “Vecchio coglione, che se ne fa di una dentiera un malato di Alzheimer, che ha smesso di deglutire, di parlare e di sorridere?”

E pensando meglio alla spartizione delle risorse dello stato, destinate alla sanità, sperperate dal vecchio bastardo per comprarsi la presunta immortalità, e regalate ai suoi medici e luminari – schiattati ormai – così che potessero avere le voliere di uccelli esotici sul tetto a cupola dell’ospedale, o ballerine brasiliane col culo rotondo a ballare sotto l’Etna, in una notte d’estate, verrebbe voglia di augurare anche a lui la devastazione, lenta e progressiva dell’Alzheimer, con le piaghe da decubito, e l’estenuante trafila per garantirsi il materasso o il letto su cui finire i propri giorni, circondato dalla disperazione dei familiari, e da persone di buona volontà che fatica a pagare.

Ma non servirebbe, perché anche in quel caso lui starebbe accudito, sedato, alimentato, e poi magari protetto dentro la sua capsula di ibernazione, in attesa di un altro domani.

Quindi, sì. Attendiamo speranzosi. Magari alle prossime elezioni, aggiungerà al pacchetto in offerta, anche una vaginoplastica per lei e l’allungamento del pene per lui.

Intanto vedo su Google Map … inizio a cercare.

Rita Pani (APOLIDE)